Fleet Foxes

Un’abitudine insostituibile, magica, è far passare il tempo maneggiando vinili e cd disposti su scaffali di negozi, mercatini o banchi di fiere a tema, gesti che si ripetono ogni qualvolta capita di trovarsi di fronte a dischi affascinanti annunciati da copertine attraenti e appariscenti, il fruscio di cover che si sfiorano, la meccanica nel movimento che permette di scoprire i segreti di artwork iconici e famosi o altri sconosciuti ma non meno interessanti, il tutto compiuto con la curiosità e la dedizione che meritano vere e proprie opere d’arte, pezzi originali o ristampe da custodire gelosamente e celebrare una volta in nostro possesso. Capita che la grafica stampata su fronte e retro di molti LP riesca a catturare l’immaginazione e raccontare le tracce incise prima di ascoltarle, gioielli visivamente accattivanti e emotivamente sentiti. Questa passione è soprattutto rivelazione, eccitazione nel cercare, nel trovarsi in mano capolavori, talvolta inseguire titoli che frullano in testa e sistematicamente tornare a casa con tutt’altro, perchè la chicca è sempre pronta a capitarti tra le mani, magari a prezzo imperdibile, irrinunciabile. Ci sono album che hanno segnato il Rock&Roll e la mia personale collezione, resi celebri anche da copertine epocali, istantanee storiche, emozioni forti immortalate su dischi che rappresentano musicalmente l’arte moderna, la vena socio-culturale che suonano riporta le ambientazioni che li ha ispirati. Una selezione colorita di dischi straordinari illustrati da copertine creative e magnifiche, The Dark Side Of The Moon- Pink Floyd e SGT.Peppers Lonely Hearts Club Band dei “Fab Four” ad esempio, oppure l’esordio artistico dei Led Zeppelin, London Calling dei Clash e lo scatto definitivo che cattura Paul Simonon mentre sfascia il suo basso per terra durante uno show al Palladium di NYC, come non citare poi la famosissima cover griffata Andy Warhol, produttore e finanziatore di The Velvet Underground & Nico, in ordine sparso a seguire molti altri fondamentali lavori divenuti eterni, Who’s Next – The Who, Strange Days – The Doors, The Number Of The Beast – Iron Maiden, Abraxas – Santana, Destroyer – Kiss, etc.. fino alle pubblicazioni più recenti, Daydream Nation – Sonic Youth, Doolittle dei Pixies, il leggendario scatto in piscina ideato da Kurt Cobain per dar vita a Nevermind, Mellon Collie degli Smashing Pumpkins, sognante immagine costruita ispirandosi a opere di Raffaello Greuze.

In tutto questo sfogliare, girovagare tra vecchi e nuovi amori, famose e discusse cover mi voglio soffermare a rileggere l’esordio dei Fleet Foxes, l’omonimo album pubblicato dalla Sub Pop Records nel 2008, entrato di diritto tra le uscite più importanti del nuovo millennio anche grazie al riconoscibile e affascinante artwork realizzato utilizzando un dipinto di Pieter Brughel “Il Vecchio” intitolato “Proverbi fiamminghi” Disco alternativo pregno di sonorità psichedeliche e Folk-Pop, ballate e classici Indie, la band di Seattle miscela sapientemente le melodie che attingono dal passato rifacendosi ai Beach Boys e trovano ispirazione in mostri sacri come Bob Dylan Neil Young, le tracce che compongono l’opera risultano fresche ed eleganti, un lavoro di grande atmosfera nel quale spicca White Winter Hymnal, ammaliante e sognante, sensazioni che attraversano tutto l’album, l’etichetta di gruppo Indie-Pop-Rock risulta stretta per questo grande debutto che lancia la compagine fondata da Robin Pecknold e Skyler Skyjelset verso il successo in America prima e Europa poi. Il sound è sostenuto da una sezione ritmica notevolissima, una creazione umorale che si percepisce partendo dalle immagini, grande presenza scenica, affreschi contemporanei e visionari. Personalmente reputo Fleet Foxes uno dei più interessanti episodi musicali degli ultimi 10 -15 anni, un lavoro che crea un ponte temporale di suoni retro’ delicati e ambientali, un salto nel passato voluto dal collettivo di volpi.

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