Disintegration

Le paure e le inquietudini possono prender forma, iniziare a fluttuare attraverso le immagini di videoclip cupi e tetri, quasi horror, opere realizzate dal maestro Tim Pope, l’uomo in grado di materializzare incubi e alienazioni presenti nelle liriche di Robert Smith, leader, cantante, chitarrista e compositore dei The Cure e queste raffigurazioni visive consentono al mondo di esplorare gli oscuri presagi della band.

I’ve been looking so long at these pictures of you That Ialmost believe that they’re real I’ve been living so long with my pictures of you That I almost believe that the pictures, are all I can feel

Dopo mesi di registrazioni allucinogene, sessioni in studio tra dissidi e atmosfere soffocanti, la Fiction Records mette in commercio la visione definitiva, il “classicone” della discografia Dark, il disco che meglio di tanti altri illustra i sogni lugubri e depressi di Robert Smith, il quale in fase di scrittura ripresenta le ambientazioni angoscianti di Seventeen Seconds, Faith o Pornography ma poggiate su sonorità più complesse, grandiose, quasi psichedeliche, l’inizio di una nuova era, un nuovo modo di fare musica per i The Cure. Disintegrationl’occasione è propizia per riscoprire le magiche ed emozionanti canzoni di questo innovativo album, un affresco che contiene paranoie e sentimenti di fine decennio, quel decennio, gli anni ’80, la band che dopo la sbornia mainstream si rimette al lavoro con grande spirito e collaborazione alla ricerca di se stessa e di pezzi capaci di rompere nettamente con l’ultimo periodo, niente singoli ruffiani, nessuna concessione a reminiscenze adolescenziali o liriche di facile comprensione, testi adulti, profondi che rilegano il Pop a poche situazioni marginali e differentemente dai precedenti capitoli la voce di Smith si ripropone maestosa e fluida. Disintegration è un percorso che si snoda tra i corridoi di un labirinto di specchi e riflessi terrificanti. Quello che a detta di critica e mio personale gusto rimane il più intenso lavoro della carriera dei Cure è un’esplosione di suoni gotici, malessere, immagini ossessive, chitarre minacciose e malinconici muri elettronici, il dipinto che si regala a differenti interpretazioni, molteplici tinte che vanno dallo scuro al buio totale, penetranti saggi del terrore applicati al rock. Non si può pensare di scomporre questo concept cercando di descrivere singolarmente ogni traccia, bisogna assaporare e godere di tutta l’opera nella sua completezza, nel suo incedere senza gravità, solo in questo modo si può cogliere la natura sognante del disco, le spettrali sensazioni che rilascia e trasmette Disintegration. Dodici racconti, dodici storie che sintetizzano all’unisono la carriera dei Cure, gli esordi Punk, la New Wave e infine gli abissi sensoriali e le alienazioni.

Le lavorazioni dell’album della vita risultano terapeutiche per l’intero gruppo ma soprattutto per Robert Smith che si libera dalla depressione, dalla paura di invecchiare e ritrova grande ispirazione nella scrittura di questo capolavoro che segna un sostanziale ed epocale cambio di rotta per tutto un genere, seguaci e proseliti, il disco che nonostante le diffidenze dell’etichetta spaventata dal timore di un disastro commerciale vende come mai prima di allora, risultando il miglior affare della band tutt’oggi.

La lista dei classici che compongono Disintegration è lunga, il viaggio che si percorre ascoltando questa pietra miliare regala momenti meravigliosi, Plainsong, Picture Of You, Lovesong, Fascination Street e Closedown ma su tutti c’è l’incubo ricorrente di Lullaby, inquietante, sensibile ninnananna che racconta uno stato d’animo spaventato e tremante.

That the Spiderman is having me for dinner tonight!!!

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Un pensiero riguardo “Disintegration

  1. L’ha ripubblicato su Chez moie ha commentato:
    Un altro bellissimo articolo dagli amici di Suoni Tribali 😊

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