Ramones

suoni tribali

La pubblicazione, nell’aprile del 1976, del primo album omonimo dei Ramones ha l’effetto esplosivo della dinamite. Un disco che senza effetti speciali e fronzoli esemplifica l’incarnazione del nuovo processo di musica Rock, melodie semplici, orecchiabili suonate a duecento all’ora senza badare alla tecnica, senza sovraincisioni e realizzate con un budget ridottissimo. 29 minuti, praticamente il tempo di capire di cosa si tratti e le danze son già finite. Quattordici brani brevissimi, tre accordi suonati a velocità pazzesche, Surf, Garage, la quintessenza dell’americano medio con i suoi vizi e le sue contraddizioni raccontate in maniera immaginaria, infilando qua e là dosi massicce d’humor e menefreghismo estetico. Qualcosa di epico mai sentito prima in questi scarni termini. Non ho mai sentito nulla di simile prima d’ora nella mia vita. Era così potente che ad un certo punto ho pensato: cazzo, vorrei stare in questa band. Marc Bell alias Marky Ramone.

Blitzkrieg…

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