Temple Of The Dog

I wanna show you something like the joy inside my heart. Seems I been livin’ in the Temple of the Dog.

Seattle, WA

Con questi versi si apre Man of Golden Words , pezzo dei Mother Love Bone e l’uomo dalle parole d’oro è Andrew Patrick Wood, per tutti Andy, è la sua prematura e drammatica scomparsa (avvenuta il 19 marzo 1990 dopo tre giorni in terapia intensiva a causa di un’overdose di eroina) a spingere i suoi migliori amici, compagni di viaggio e di band a realizzare un progetto (tributo) in suo onore.

Inizialmente è Chris Cornell (frontman dei Soundgarden nonchè amico fraterno e compagno di stanza di Andy) sconvolto dalla perdita a scrivere alcuni pezzi di getto ,emozionali , esattamente un paio , Say Hello 2 Heaven e Reach Down. Chris chiama Stone Gossard (chitarra ritmica e solista) e Jeff Ament (basso), compagni di Andy nei MLB, con l’intento di registrare e far uscire un singolo in sua memoria, per completare la band che andrà in studio recluta il suo batterista nei Soundgarden, Matt Cameron e l’ex chitarrista degli Shadow, Mike McCready (futuro lead guitarist nei Pearl Jam) I cinque iniziano a provare insieme, buttano giù nuove idee, altri pezzi sui quali lavorare, quello che nella testa di Cornell doveva essere un breve ma prezioso ricordo dell’amico scomparso sta piano piano diventando un vero e proprio disco celebrativo;
Completano le sessioni chiamando come seconda voce e ai cori Eddie Vedder appena scelto come cantante dai Mookie Blaylock (futuri Pearl Jam) band cittadina nata da poco dalle ceneri dei MLB.
Questo sodalizio prende il nome di Temple of the dog, dai versi scritti da Wood e citati sopra. Il disco viene pubblicato il 16 aprile 1991 dalla A&M records con il titolo omonimo di Temple of the dog, in seguito viene estratto il singolo Hunger Strike dove Cornell duetta con Vedder per quello che diventa uno dei pezzi manifesto di quella generazione, di quel periodo musicale, fondamentale nella genesi del Seattlesound.
L’attività live dei Temple of the dog è davvero risicata, si esibiscono solo tre volte tra il ’90 e il ’91 prima di sciogliere il supergruppo, resta memorabile il concerto del 13 novembre 1990 all‘Off Ramp Cafè di Seattle.

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Temple of the dog riesce comunque ad avere un discreto successo nonostante la scarsa promozione, non può ancora beneficiare dell’esplosione di vendite e fama a livello mondiale del sound cittadino, il fenomeno socio-culturale detto”Grunge” ed erroneamente abbinato a tutte le band di quell’area geografica non è ancora arrivato al di quà dell’oceano.
Dieci tracce per circa 55 minuti di hard-rock/rock alternativo dedicati alla memoria di Wood, liriche e musiche interamente a carico di Cornell che riesce a dare un suono quasi retrò molto zeppeliniano, al primo ascolto sembra pescato dagli anni settanta, nuovo e stagionato allo stesso tempo… Say Hello 2 Heaven dal via alle danze, ballata commovente dove la voce inarrivabile di Cornell sembra lasciar spazio alle lacrime da un momento all’altro, brividi forti , Reach Down, undici minuti da sogno, perchè è di sogni che parla il testo, dopo attacca la canzone che ha segnato un’epoca, Hunger Strike, capolavoro assoluto, punto! Pezzo trascinante, impreziosito dall’immenso talento vocale di Vedder che arriva a supporto di Chris creando un momento di magia pura, irripetibile.
Pushin Forward Back irrompe con la sua tempesta sonora supportata dall’estro di Gossard e McCready, segue Call Me a Dog , ballad meravigliosa ed emozionante dove Cornell raggiunge picchi di autentica onnipotenza con la sua magica voce, grande pezzo, Times of Trouble con Gossard sugli scudi, il piano di Rick Parashar (tra l’altro produttore del disco) stende un dolce velo sulle note vocali di Chris seguite da parti d’armonica struggenti e strazianti. Si prosegue nell’ascolto con il saggio di Wooden Jesus, preghiera acida con sfumature country, arriva la ruspante Your Savior, lampi di genio al servizio di questa luccicante canzone..i muscoli vengono decisamente mostrati nella successiva Four Walled World, penultima traccia di Temple of The Dog, Cornell si prodiga in acuti pazzeschi da lasciar senza fiato, chitarre psichedeliche, il tutto rende la canzone particolarmente godibile, strepitosa. La chiusura dell’opera spetta alla classica ciliegina sulla torta, ci pensano Chris e l’organo di Parashar ad introdurre la super ballad All Night Thing, sensuale e dolce nel suo incedere, ci racconta di una notte d’amore e sesso, titoli di coda.

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Cosa resta?? La consapevolezza di questo atto di fede verso l’amicizia, si, l’amicizia che aiuta a superare il dramma del distacco, della morte, della perdita dell’innocenza, perchè di questo si tratta, la scomparsa di Andy Wood segna irrimediabilmente le esistenze di questo gruppo di amici prima che di musicisti.
Tornando al disco, nato senza logiche contrattuali, senza obblighi di vendite ma solo per esser ricordato come una dedica intima ad un amico fraterno diventa un progetto unico , superiore, vero, la più grande produzione di Rick Parashar di sempre;
Liriche viscerali, sincere, urgenti come la voglia di superare il lutto, i generi musicali che si possono percepire ascoltando questo lavoro sono molteplici, hard-rock, blues, punk, il talento concentrato è davvero tanto, al punto da renderlo un the best senza avere precedenti, un lavoro unico e irripetibile che noi possiamo godere in devozione.

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Chris e Andy

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