Live Through This

if you live through this with me, I swear that I would die for you Asking For It

Vivi questo! E affrontalo come sto facendo io, l’ho forse chiesto? Sembra urlare queste parole nel momento più intimo e drammaticamente personale Courtney Love, leader delle Hole

Dodici Aprile ’94, non un momento facile o qualsiasi, non un periodo breve ma tristemente evocativo, pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo senza vita del marito, Kurt Cobain, Courtney si trova a dover gestire tra insulti, riconoscimenti e pubblico giudizio l’uscita del secondo capitolo musicale della sua band, Live Through This e in seguito, non più tardi di due mesi da tale data, anche la morte per overdose di eroina della sua bassista Kristen Pfaff, ventisette anni anch’essa, corsi e ricorsi tragicamente ripetuti e affini.

Tutto corre follemente verso il disastro e sembra voler crollare senza dar scampo alla Love, gossip maligni, opportunismo malcelato, forse, o solo inventato, complotti presunti o tali, tante, troppe casualità che accrescono il delirio mediatico intorno alle Hole e soprattutto il loro nuovo disco che viene alla luce tra mille diffidenze e pregiudizi ma in realtà incarna la sfacciataggine e la rabbia di Courtney, concreto e tutt’altro che banale. Posso serenamente dirlo, senza paura di venir preso per pazzo, Live Through This è un grandioso album Punk-Rock, il perfetto riassunto del morboso rapporto tra Kurt & Courtney, la fruttuosa collaborazione di due songwriter tossici e talentuosi, l’atto d’amore più grande oltre la morte.

Le tracce, dodici per l’esattezza, non rivendicano il ruolo di ragazzacce rivoltose, se non in I Think That I Would Die scritta con la partecipazione di Kat Bjelland (Babes In Toyland), ma si fondono in modo fieramente emancipato nel sound alternativo del periodo accarezzando il Pop, un ponte virtuale con Nevermind. La presenza di Kurt è nell’aria e l’influenza inevitabile dona lo spirito Nirvana alle canzoni incise lasciando anche fisicamente spazio alla sua chitarra in Miss World.

Live Through This si allontana con decisione dal debutto istintivo e sperimentale Pretty On The Inside riuscendo a sfuggire in parte alla leggenda che si crea intorno al parto, la giusta critica ci racconta dei meriti artistici di questo lavoro, perfettamente a suo agio tra flanella e inni rock&roll creati per dar voce alla resistenza comunicativa, alla libertà espressiva e sessuale. In fondo chi siamo noi per sputar sentenze e giudicare il lutto? A me piace parlare di musica e in questo disco c’è ne di ottima, questo mi basta, la vedova Cobain annuncia con questi pezzi l’ascesa tra le Girl-Band risultando la più figa del decennio nineties grazie a ballad come Doll Parts (dedicata al marito) o Softer, Softest, ma anche le violenti chitarre di Rock Star e Violet, tanti temi affrontati con piglio incazzato e la giusta ironia, fondamentale nell’arte di citare se stessi per cantare di vita e morte, trucco abbondante per creare la sensuale e disinibita presenza scenica utile a celare le lacrime, le ferite profonde difficili da assorbire.

And Someday, You Will Ache Like I Ache Doll Parts

https://www.facebook.com/gianlucalive

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