Smash

I guess I got a bad habit

Avete presente la sensazione d’onnipotenza che si respira nell’abitacolo di un’auto condotta e occupata da ragazzi da poco maggiorenni? Giovani arroganti, impudenti e sfacciatamente vogliosi di superare i limiti, scontrarsi con regole, imposizioni e sfidar la sorte per infrangerle, bene, queste forti suggestioni insieme a quell’aurea di coraggio mista incoscienza permettono di andar oltre i pericoli, lasciarsi alle spalle paure e timori di giornate annoiate, cercar di allontanarsi da se stessi, dalle quotidiane pressioni, If you reason, don’t you know, your own preoccupation is where you’ll go, I think, I’m being followed, I look around it’s only my shadow creepin’ on the ground Gotta Get Away sfrecciando sull’asfalto arroventato verso bravate a ripetizione, brividi, emozioni forti da raccontare l’indomani, serate balorde a tutta velocità e tutto volume, assordanti giri di vite al massimo, sbronze colossali, week end vissuti in realtà come se non ci fosse un domani, So live like there’s no tomorrow (ain’t gonna waste this life) there’s no tomorrow Nitro (Youth Energy) attimi annusati in profondità, occhi arrossati che vedono scorrere serate, scorribande suonate da canzoni in linea con le premesse, senza grandi aspettative ma tanto, tantissimo rumore, un baccano infernale, decibel fuori controllo, sangue che ribolle nelle vene, non servono dischi memorabili per ricordarsi di esser vivi ma spesso bastano grandi pezzi Punk, carrellate di Pop velocissimo quasi quanto le nostre esistenze lanciate a tutta verso folli corse, I’m not a trendy asshole, I don’t give a fuck, if It’s good enough for you, ‘ cause i’m alive, i’m alive i’m alive Smash

Per questo tipo d’imprese, di cattive abitudini, Bad Habit, il CD migliore da inserire nel lettore è Smash, terzo album della band californiana The Offspring, una scarica esagerata di adrenalina, la sintesi perfetta per indicibili atti giovanili, un filotto di tracce impavide e spavalde da urlare fino a sentir male allo stomaco, alla gola, suoni e urla che abbracciano i nostri viaggi notturni per condurci ovunque, oltre le barriere, oltre il girovagare fino a lasciarci sfiniti, storditi alle prime luci dell’alba, avvolti tra le lenzuola. Time to Relax

Gli Offspring piombano nelle nostre abitudini con questo album quasi per caso e sorprendentemente diventa un cult, un contenitore dove sfogare rabbia, alimentare il fuoco di fine settimana all’insegna del divertimento più sfrenato, atti senza senso per sentire scorrere la natura, per trovare qualcosa in cui credere, I believe that reality’s gone, Disillusion’s real, I believe that morality’s gone, and there’s nothing to fe Something To Believe In

L’ascolto di queste tracce è simile ad un richiamo, l’infantile lotta tra il bene e il male, dove la scelta cade ovviamente sul male, esci e gioca, sembra esser questo il motivo di tanta attrazione verso Smash, un disco per niente intriso di epicita’ nei versi o nelle motivazioni, poche paranoie esistenziali, niente di personale ma discreto distacco dall’etica sociale, la morale tralasciata di fronte a grandi temi o altre menate simili, i pezzi arrivano diretti, rapidi squilli di violenza musicale che sgorga dalle casse trasfigurando le situazioni senza prendersi troppo sul serio

La bomba Smash viene sganciata dal gruppo proveniente da Garden Grove nei primi giorni dell’Aprile ’94, un successo commerciale clamoroso quanto inaspettato tanto da spiazzare anche la Epitaph Records, etichetta fondata dal chitarrista dei Bad Religion, Brett Gurewitz, alla quale sono legati gli Offspring che realizzano l’impresa di pubblicare il disco più venduto della storia per una label indipendente, oltre undici milioni di copie nel mondo per questo lavoro Hardcore-Punk, Punk-Revival, melodico e scanzonato, aiutato nell’impresa da altre fortunate pubblicazioni del periodo, Green Day e Rancid su tutti, il rilancio di queste sonorità tipicamente californiane prendono ispirazione dal culto per band del passato, eroi di gioventù come i Social Distortion tanto cari a “Dexter Holland e Greg Kriesel, ma dando un’impronta meno impegnata, più popolare e mainstream al Punk-Rock che diventa fenomeno di massa in anni di transizione, generi al capolinea e altri in crescita, nel mezzo loro con il trionfo di una carriera. La pietra miliare del Pop-punk è sostenuta da singoli di grande presa, come Self Esteem, irriverente e iconico inno della band supportato da un altrettanto famoso video, l’operazione “autostima” viene centrata inserendo nel singolo due tracce dei precedenti album in modo da incuriosire e rimandare al background di Smash

Quattordici lampi più una Ghost-Track sono il risultato della svolta degli Offspring che lasciano distorsioni e suoni grezzi degli esordi per abbracciare confortevoli e piacevoli chicche radiofoniche, il mondo dei grandi accoglie il ritorno al punk con piacere e questo bel disco ha un grande impatto sui media e sul pubblico, impossibile non prendere in considerazione i numeri e che numeri, cifre di vendite tanto importanti da spiegare come si possa ritenere a ragione una delle pubblicazioni più importanti e seminali degli anni ’90, forse l’unico davvero significativo per la carriera dei ragazzacci californiani che in seguito continueranno e continuano tuttora a inseguire questi riff senza riuscire a riprodurre però la stessa accattivante magia

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