Blues Funeral

Chi conosce a fondo la musica dell’uomo di Ellensburg, chi come me lo ha scoperto e amato nelle vesti di frontman dell’epopea Grunge non può che rimanere spiazzato al primo ascolto di Blues Funeral, settima prova solista di Mark Lanegan, il primo lavoro ad uscire come Mark Lanegan Band. L’ex Screaming Trees sonda con decisione il Pop ma anche e soprattutto Blues, Rock, Spiritual e insolitamente l’elettronica, un volto nuovo per il sound di Mark da lì in poi sempre più affascinato da synth e musica dance. Lanegan coinvolge nel progetto tanti amici, Josh Homme, Shelley Brien, Chris Goss, Greg Dulli (già Gutter Twins con Mark) e il buon Jack Irons per incidere 55 minuti che definirei mistici, ispirati e colmi di sperimentazione lodevole.

Il disco prodotto da Alain Johannes (anche musicista nel lavoro) si apre con il Rock-Blues convincente di The Gravedigger’s Song, antipasto in linea con il clima dell’intero album seguito da Bleeding Muddy Water, ipnotico brano apparentemente orecchiabile ma pregno di significati riconducibili ai fantasmi di Whiskey For The Only Ghost. Cambio di registro in Gray Goes Black, Dark e Folk Psichedelico in questa canzone di grande impatto, lo stesso di altri significativi pezzi estratti dall’album, ST.Louis Elegy e la più tosta, potente del lotto, Riot In My House, pezzo dove imperversano le schitarrate Hard-Rock di Josh Homme.

Blues Funeral rappresenta una svolta importante per Lanegan; il cavaliere oscuro non ha paura di osare e lo fa con successo. Impossibile rimanere indifferenti ascoltando l’intera opera, la voce ora rauca e alcoolica ora dolce e melodica capace di emozionare, di sorprendere l’ascoltatore. Provo a immaginare queste tracce tra i momenti più intensi e musicalmente interessanti degli anni zero e per Mark un proseguo di carriera brillante, la ricerca sonora che spazia senza concedere troppa luce alla sua misteriosa anima, il lato più cupo del songwriter americano capace di raffigurare il mondo con sfumature dark, uno sfondo grigio che diventa nero.

di Gianluca Crugnola

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