The Doors

La voglia di godersi le libertà conquistate con l’età, insieme alla sete di esperienze e sperimentazione, al desiderio di concedersi qualche eccesso per sentirsi pienamente vivi spingono molto presto appassionati in erba verso l’ammaliante fascino di Jim Morrison, le sue poesie e le sue canzoni, magnetico profeta della ribellione, cantore delle inquietudini care alle giovani generazioni, facili alle seduzioni di versi maledetti capaci d’ipnotizzarli. Non posso dunque esser da meno, attraverso piacevolmente il periodo psichedelico, un lasso di tempo in gioventù che passo ascoltando audiocassette e vinili di genere, Pink Floyd, Jefferson Airplane, Hendrix, il progressive rock di Yes e primi Queen anni ’70 ma sopra ogni cosa i Doors di Morrison. Alla consueta e semplicistica divisione tra nostalgici di Beatles e Rolling Stones preferisco in quel periodo la trasgressione insita nelle canzoni della band californiana più confacente alla mia condotta sregolata e politicamente scorretta, nell’immaginario collettivo, almeno all’apparenza, risulta questa faccia molto piu’ tossica e svergognata dei Doors rispetto ai colleghi britannici.

L’approccio al sound of Venice Beach è folgorante, la leggenda intorno alla band precede la comprensione della loro musica, dei loro testi e sicuramente il modo migliore per aprire le porte e inoltrarsi nel percorso è partire dall’esordio, l’omonimo album di debutto. Visionario e selvaggio The Doors è un viaggio allucinato in compagnia di misticismi, deliri e riff blues rock intervallati da ballad psichedeliche. Alcune delle tracce immortali della Flower Power sono incise in questo lavoro nonostante la diversa collocazione geografica, LA invece della Bay Area, pezzi che diventano culto e sconvolgono una generazione di pacifisti al tempo della pubblicazione. I testi evocativi mostrano i riferimenti filosofici del Re Lucertola, W.Blake, F.Nietzsche su tutti, libertà e romanticismo, Come on, Baby light my Fire, Try to set the light on fire..recita un verso di Light My Fire, uno dei singoli di maggior successo estratti da questa eccellenza che contiene tante altre tracce immortali consegnate alla storia come la più dura e allo stesso tempo sensuale di tutta la loro discografia, The End, una cavalcata epica, un acido che sale e si manifesta in tutte le stanze buie della mente umana, ricca di spunti psicotici nel riff disegnato da Robbie Krieger e riferimenti letterari ricercati nelle liriche, undici minuti circa d’improvvisazione che segnano un’epoca, un testo scandaloso e decadente misto a simbolismi e riferimenti classici. Personalmente grazie agli infiniti passaggi nel mangianastri mi convinco che il momento più significativo e se vogliamo premonitore di tutta l’opera, forse di un’intera carriera, sia proprio l’opener incendiaria, il singolo che anticipa l’uscita dell’ Lp, Break On Through (To The Other Side), una manciata di sensazioni racchiuse in pochi minuti, urgenza, ribellione e una tagliente presenza fisica, la volontà di scavare l’ignoto, di confrontarsi con il lato oscuro della vita e della musica, la costante e iconica voglia di sfondare un muro, l’elettricità nelle sonorità di Manzarek e Krieger molto vicine ad anticipare il punk ci aiutano a raggiungere l’obiettivo immaginario di questo pezzo, del disco in toto e pacificamente della travagliata vita artistica del frontman, un grido di libertà, un manifesto sull’abuso di sostanze capaci di aprirti un varco dall’altra parte.

La Elektra Records firma il quartetto di Venice dopo aver assistito ai loro stravaganti show del Whiskey A-Go-Go, compresa la cacciata per il provocante scandaloso testo di The End. Dopo diverse session ai Sunset Sound Studio viene inciso e pubblicato quello che a ragione viene ritenuto uno dei dischi più influenti e vitali del rock&roll. The Doors atterra sul pianeta il quattro gennaio ’67 e innesca la miccia, la bomba che assicura vendite e popolarità ai Doors pronti ad entrare con veemenza nell’immaginario giovanile come band di riferimento per la travolgente voglia di trasgressioni e ribellione sociale. L’album è soprattutto un’incredibile concentrazione d’arte e libertà come mai prima, musica per comunicare concettualmente, un lavoro che anticipa la nascita del mito, l’inno che incendia una generazione.

di Gianluca Crugnola

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2 pensieri riguardo “The Doors

  1. Un articolo stupendo su un gruppo molto importante. Mi è molto piaciuta la parte finale!

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