Jim Morrison e la leggenda dei Doors

La gente è strana quando sei uno straniero. Le facce appaiono minacciose quando sei solo. Le donne sembrano malvage quando sei indesiderato. Le strade sono impervie quando sei depresso..

People are Strange, The Doors

8 dicembre 1943 nasce a Melbourne (Florida) un bimbo di nome James Douglas Morrison, futuro poeta, profeta, illuminato cantautore psichedelico e sciamanico interprete di visioni e sentimenti ribelli. Figlio di un severo ammiraglio della Marina degli Stati Uniti d’America, George Stephen Morrison, con il quale non riesce a legare, deludendo sistematicamente le aspettative intorno a lui, Jim sfida autorita’ e imposizioni scolastiche con disarmante continuita’. I repentini spostamenti familiari correlati all’attività militare del padre costringono e spingono Jim a relazionarsi con diversificate realtà, stravaganti persone, ponendo le basi delle sue infinite conoscenze letterarie e non, attitudini che alimenta leggendo e collezionando centinaia di libri, saziando e stimolando la curiosità per le sperimentazioni. Il suo intelletto fuori dal comune trova terreno fertile durante il passaggio nella California dei locali beatnik di fine anni cinquanta. Nei primi anni del decennio successivo Morrison si cala nel ruolo trasgressivo di poeta maledetto conducendo una gioventù trasandata che passa dal frequentare artisti beat di ritorno in Florida per poi riprendere la via verso della West-Coast dove decide di proseguire la carriera scolastica all’Università della California UCLA e qui studiare cinematografica, contrariamente alle speranze del padre. Dopo questa scelta Jim saluta per sempre la sua famiglia (dichiarando più volte defunti i genitori) e inizia a dar forma al mito, alla leggenda. L’incontro con Ray Manzarek durante i corsi universitari e la sua condotta bohémien portano Morrison a unirsi alla band di Ray e fratelli, Rick & the Ravens. Dopo poco al gruppo si uniscono il batterista jazz John Densmore e con l’abbandono dei fratelli Manzarek il chitarrista di flamenco, Robby Krieger; nascono ufficialmente i The Doors, le porte della percezione attraverso le quali parte il viaggio verso l’ignoto della più travolgente, trasgressiva e irriverente band americana di tutti i tempi legata indissolubilmente al tortuoso, autodistruttivo cammino del suo carismatico, spirituale leader; Jim Morrison, Il Re Lucertola

I Doors sono i sacerdoti del regno dell’ignoto che interagisce con la realtà fisica, perché l’uomo non è soltanto spirito, ma anche sensualità. La sensualità e il male sono immagini molto attraenti, ma dobbiamo pensare a esse come alla pelle di un serpente di cui ci si libererà. Jim Morrison

Venice Beach vede nascere e crescere i Doors, il Sunset Strip battezza i primi live, London Fog, Whisky a Go Go sul Sunset Boulevard e di seguito la corsa verso la fama, il successo che si compie con la firma per la Elektra Records di Jac Holzman.

1967; il quattro gennaio esce il debutto discografico del quartetto, l’omonimo The Doors e il sasso è scagliato. Il disco è un clamoroso successo, la popolarità del gruppo cresce vertiginosamente, rapidamente e Jim assumendo quantità esagerate di allucinogeni durante le sempre più consuete gite nel deserto del Mojave sperimenta personalmente i dogmi della Beat Generation. Jim incarna l’anima contestatrice dei giovani americani, la bellezza seducente della rivoluzione culturale. Libertà ed eccessi iniziano a convivere con la band impegnata nei primi tour promozionali e alcune apparizioni televisive, come quella che li porta a farsi bandire per sempre dal palinsesto dell’Ed Sullivan Show dopo l’esecuzione non censurata di Light My Fire.

La vita privata del frontman si consuma tra sbronze colossali e abusi di stupefacenti mentre la compagna cosmica Pam Courson divide il tempo tra il famoso fidanzato e frequentazioni sempre più pericolose. I Doors lanciano il seguito discografico, Strange Days (1967). Altro bingo commerciale mentre i concerti diventano sempre più incendiari e le continue risse, le provocazioni imprevedibili di Jim iniziano a destare l’interesse della polizia oltre a costruire una figura dionisiaca del cantante. Incomincia in quel periodo il rapporto burrascoso con le forze dell’ordine che a New Haven porta all’arresto sul palco di Morrison. Jim invita sistematicamente il pubblico a disubbidire, rifiutarsi di seguire regole e costrizioni trasformando queste attività rivoltose, indisciplinate nell’attrazione principale dei live Doors. Waiting For The Sun (1968) segna il nuovo capitolo, il terzo per i losangelini che fanno sold-out ovunque scalando le classifiche mentre The Lizard King è ormai riconosciuta quale icona sessuale, divinità rocknroll senza freni e controllo. Lo stato alcolico di Jim inizia a divenire una costante, un problema ingestibile in studio, ai concerti e nelle serate mondane e questa condizione sfugge definitivamente di mano di ritorno dalla prima tournée europea per la band, di scena nella primavera del ’69 a Miami, Dinner Key Auditorium. Qui pochi mesi prima della pubblicazione del nuovo disco si materializza la notte più nefasta per i Doors, il famigerato Miami Incident; il cantante viene accusato e in seguito processato per oscenità e ubriachezza molesta dopo aver prima incitato al sesso libero la folla e poi, secondo alcune mai confermate e dimostrate testimonianze, mostrato il proprio pene al pubblico. This is The End, o forse no.

Per i Doors si apre un periodo nerissimo, promoter e sale da concerto evitano contatti con il gruppo e il suo entourage, molte date vengono annullate e in tutto questo Jim prosegue il personale sprofondo negli inferi delle dipendenze.

Esce The Soft Parade (1969) ma nessuno riesce a contenere le stravaganze di Morrison che nel frattempo inizia a coltivare la passione per l’esoterismo non diminuendo il consumo di alcool e droghe. Si aprono i seventies e Jim viene nuovamente arrestato mentre la Elektra Records rilascia uno dei dischi più significativi del quartetto, Morrison Hotel (1970), album che contiene l’immortale Roadhouse Blues, brano che in seguito da nome al Tour del nuovo inizio dopo Miami. Il The Roadhouse Blues Tour mostra un Jim Morrison ingrassato e addobbato da una folta barba, mentre l’impegno assume dimensioni mondiali. Dallo stesso periodo dal vivo viene estratto Absolutely Live. Nelle stesse settimane in Morrison cresce la convinzione di voler mollare tutto, volare a Parigi per congiungersi idealmente a Rimbaud e Baudelaire e dedicarsi alla poesia oltre che alla sua musa Pam.

I Doors riescono dividendosi tra processi, concerti e obbligatori rinvii a incidere le tracce del sesto lavoro, nelle intenzioni e convinzioni di Jim, il vero capolavoro della loro carriera, L.A.Woman (1971) che esce con la coppia Jim e Pam già residente in Francia.

La notte del 3 luglio ’71 si compie il rito del passaggio oltre le porte, Jim muore in circostanze non del tutto chiarite ma probabilmente trascurabili per un destino segnato, già da tempo scritto. La corsa autodistruttiva di Morrison s’interrompe a soli 27 anni ma la sua maschera leggendaria continua ad affascinare l’immaginario giovanile anche a distanza di tanti anni

di Gianluca Crugnola

Guardo alla storia del rock come all’origine della tragedia greca
(Jim Morrison)

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4 pensieri riguardo “Jim Morrison e la leggenda dei Doors

  1. in realtà a me non piacciono i Doors….

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      1. musicalmente, non mi dicono niente. De gustibus…

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