El Diablo

Il volo che ti porta..lo sai soltanto tu

Il quarto album per la band fiorentina è quello che porta con sé cambiamento, fuoco e contraddizioni, il biglietto da visita per la massa ignara dell’esistenza dei Litfiba che solo l’uscita di El Diablo aiuta a scoprire ripercorrendo attraverso i live del recente passato una carriera molto prolifica. Le vendite come mai prima in carriera consacrano i toscani quali fenomeno mainstream nonostante in realtà il suddetto nasca sotto una stella sfavorevole, uno dei protagonisti della trilogia new wave anni ’80, il batterista storico Luca De Benedittis alias Ringo De Palma, artisticamente già fuori da qualche tempo dal sodalizio nato in quel di Firenze, muore per overdose nel giugno ’90 lacerando l’anima e coltivando rimpianti nei due ex compagni Piero Pelù e Federico Ghigo Renzulli, binomio artistico al timone dei Litfiba, spinti non solo a scrivere un pezzo per l’amico perduto ma dedicare alla sua memoria l’intero album. Il Volo, brano malinconico, colmo di rammarico e rabbia per l’evitabile perdita nasce in quelle tragiche ore e viene prescelto quale singolo di lancio anche se esclusivamente per il mercato estero, già terreno fertile per i trascorsi Litfiba. Il singolo ufficiale per lanciare in Italia la successiva pubblicazione full-length è proprio la titletrack, El Diablo, brano che nel giro di pochi passaggi radiofonici diventa un vero inno generazionale alimentando l’attesa per il disco che esce il diciannove novembre ’90.

Sull’onda del grande successo di El Diablo vengono estratti nei mesi seguenti altri due fortunati singoli, Gioconda e Proibito con tanto di videoclip passati in rotazione sui canali televisivi a tema. Piero e Ghigo riescono finalmente a raccogliere i frutti di tanta gavetta, di anni in giro per il mondo a cercar fortune negate in patria o solo in parte riconosciute, seminando i suoni di un nuovo inizio, la svolta verso il Rock nel senso più puro del termine, nessuna concessione alla new wave degli inizi, a testi enigmatici ma solo liriche dirette, crude, di protesta, che parlano di disoccupazione giovanile in Ragazzo, compassione a comando in Woda Woda, un antipasto di quello che cercheranno di mettere a fuoco successivamente in Resisti e le due hit, El Diablo e Proibito che ironicamente affrontano temi quali presunto satanismo nella musica rock e droghe, non manca poi come di consueto un’affondo contro la chiesa e i dogmi cattolici in Gioconda. La novizia rotta coadiuvata da una formazione già rodata dal Pirata Tour ma che in studio risulta del tutto inedita ad eccezione del solo Antonio Il Marchese Aiazzi della vecchia lineup, tastierista che resta in sella con i compagni di una vita seppur limitatosi a brevi collaborazioni, prende forma con gli innesti di Daniele Trambusti batteria e Roberto Terzani basso alla sezione ritmica, la chitarra di Federico Poggipollini e le percussioni afro-cubane del grandissimo e compianto Candelo Cabezas. Al di là della risposta in termini di copie vendute e pubblico raggiunto El Diablo è un disco ben fatto nel senso più terreno della parola, qualcosa che stride con il Dark-Post Punk di 17 Re o Desaparecido ma che nell’ottica del contesto Rock&Roll ambito dai nuovi Litfiba ha molto senso e celebra con forza e potenza la natura protagonista della nuova serie, la Tetralogia degli Elementi con una tenera e triste dedica, Ringo, potevi avere il mondo, ma l’hai lasciato

di Gianluca Crugnola

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Un pensiero riguardo “El Diablo

  1. Li ho amati veramente tanto sino a Pirata , poi sono entrati in un altro mondo

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