Riot Act

Rivolta: atto violento, istintivo, disposto a rovesciamento di un regime, l’ordine costituito. La collettività si ribella al potente despota inasprendo le contestazioni, i moti, la lotta tra bene e male linfa della stessa esistenza umana.

Ci sono diverse forme credibili di protesta, di reazione; la musica, l’arte più genericamente rifiutano l’oppressione ma anche disperazione e lutto attraverso la bellezza, opere vertiginose, sentite, composizioni che aiutano ad emergere dal pantano, braccia distese e cuori sospesi in cerca di redenzione e salvezza. Queste e altre considerazioni sono alla base del concept che i Pearl Jam cercano di realizzare nel loro settimo lavoro, Riot Act, atto di rivolta appunto, ma contro chi o cosa? Una band mai come nei mesi precedenti la pubblicazione vicina all’implosione, Roskilde ha lacerato certezze e sogni giovanili, nove perdite innocenti sono troppe per la sensibilità di Rocker impegnati e mai banali. I cinque sono ad un bivio, ritrovare se stessi o chiudere la baracca con buona pace di tutti i nostalgici grungers. I Pearl Jam ripartono da una profonda analisi del conflitto personale, la ricerca di un’identità in un mondo insensato, violento nel quale faticano a stare, la vitale presenza d’amore, pace e coscienza ecologista scuote le liriche di Riot Act, 15 tracce di elevato coefficiente Rock, alcune tra le più belle creazioni Jammers del nuovo millennio. Eddie Vedder capitano della nave PJ guida la band fuori dalle torbide acque post 11 settembre; non è più necessario nascondersi, è giunto il tempo di sistemare le cose, di giudicare nemici e tiranni come mezze tacche o veri leader. Riot Act è la voce di una parte d’America che si alza contro il texano dal grilletto facile, un paese che lotta, che non si arrende alle brutalità, alle prepotenze politiche che creano scompensi sociali.

Riot Act esce il dodici novembre 2002 per la Epic Records e la prima cosa notevole è il solito singolare artwork creato da Jeff Ament, significativa immagine che ritrae un Re e una Regina scheletrici sovrani di un mondo ridotto in cenere. L’album segna il debutto di Kenneth”Boom”Gaspar e il suo organo Hammond. Boom, hawaiano amico di Eddie con il quale condivide la passione per il surf, da li in poi diventa spalla imprescindibile sul palco di tutti i tour del gruppo di Seattle. Adam Kasper, produttore del disco, riporta il sound agli antipodi di Binaural, quasi un’ora di veemenza Rock’n’roll, un aut aut compositivo che vede la band impegnata nella decisiva sfida per la sua stessa esistenza, tutto o niente, tutti salvi o nessuno.

di Gianluca Crugnola

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