Daydream Nation

Rabbia compositiva e distorsioni sono l’asse portante del capolavoro della gioventù sonica che canta e suona iraconda il disorientamento di una generazione confusa, disillusa e diffidente nei confronti della nazione, della società americana. Daydream Nation è il doppio l’album che contiene le sacre scritture del Noise-Rock, la fonte dalla quale abbeverarsi in quanto discepoli di un credo, di una forma d’arte tanto elevata da creare ispirazione, una moltitudine di band influenzate e devote. Bisogna sorseggiare lentamente la quinta prova Sonic Youth per gustarne gli azzardi, i rischi che il quartetto newyorkese si prende nell’assembramento di questi dodici manifesti delle rovine urbane, della decadenza morale e sociale di quello che avrebbe dovuto esser il sogno americano, ingannevole e tentacolare. Lee Ranaldo scatena la sua proverbiale rumorosità con la sei corde creando uno strato di tensione distorta sperimentale e inarrivabile, il frastuono prodotto da questo lavoro è monolitico, impenetrabile, Thurston Moore, Kim Gordon e la batteria di Steve Shelley completano la tempesta perfetta prodigandosi in sfuriate improvvise e melodie incendiarie. Daydream Nation sfuggendo alle tentazioni modaiole, penetra il tessuto socioculturale e privo d’illusioni modella l’Indie americano creando un contenitore per tutti gli scontenti del paese, la nazione alternativa, quella del post-Reagan, divenendo il riferimento di una nuova cultura giovanile. Il background dell’avanguardia musicale energica, essenziale e anticonformista scatenata dal fragore di chitarre alterate, psichedeliche e’ pronta per sbarcare nel mainstream dopo aver raccontato l’underground di una città cosmopolita e tutte le sue derivazioni artistiche. I Sonic Youth affrescano non solo un periodo storico, sottolineano il pre Daydream Nation cambiandone il post attraverso i brani di questo che si dimostra un prospetto di rivolta dell’età giovanile. Imprescindibile, inconfondibile e irripetibile, in fin dei conti un sogno ad occhi aperti.

di Gianluca Crugnola

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Un pensiero riguardo “Daydream Nation

  1. Bel post! Penso che possa l’album che fa da ponte fra le produzioni indie e quelle a venire. Forse l’album che preferisco dei SY.

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