Led Zeppelin III

Non c’è due senza tre si potrebbe dire ripensando all’omonimo terzo album pubblicato in meno di due anni dai Led Zeppelin, quello con il famoso artwork ad opera di Zacron che impreziosisce qualitativamente il già elevato profilo del lavoro annoverabile quale ennesimo capolavoro della band inglese, sequel di due capitoli vincenti difficili da ripete per comuni mortali, non per il Dirigibile in missione per conto degli Dei. Il filotto di successi atipico e difficilmente ripetibile prosegue con la nuova uscita pensata e partorita dalla fervida creatività della coppia Page-Plant in ritiro a Bron-Y-Aur nel nord del Galles, location prescelta per ricaricarsi dopo mesi frenetici, un memorabile Luna Park di emozioni e successi senza sosta per i quattro Zeppelin impegnati tra palchi e studi di registrazione. Il ritiro sui colli gallesi, seppur da semplici turisti, permette ai due co-autori di pensare, elaborare nuove sfumature da apportare al sound della band per approfondire aspetti più folk e acustici in grado di elevare ulteriormente le proprie possibilità stilistiche in modo da risultare veramente unici.
A dirla tutta Led Zeppelin III pur intrepido e coraggioso non si allontana così radicalmente dai precedenti dischi ma ne amplia semmai il respiro, continuando a suonare Hard Rock, Heavy Metal e Blues Rock con passaggi più intimi, calmi alternati alle solite sfuriate Rock’n’Roll. L’esilio rurale porta una rigenerata energia compositiva, l’allontanamento dall’eccitante, straniante vita mondana aumenta la natura spirituale, il misticismo nella scrittura di Page e Plant che una volta riunitisi a John Paul Jones e Bonzo in studio danno vita a leggende e fiabeschi racconti. I Led Zeppelin concretizzano questo materiale ambizioso, proficuo con la consapevolezza di esser grandi, di poter osare andando oltre etichette e aspettative, superando critiche e diffidenze senza condizionare con questo le prerogative dell’album. In sintesi III è il miglior riepilogo possibile dopo il frastuono delle prime trionfali uscite, il ponte che congiunge due differenti fasi della band ormai prossima all’immortalità. Questa pubblicazione è il soprannaturale in musica, fantasy e sperimentazioni messe in atto a partire dalla mitologica Immigrant Song che apre le danze con il suo impetuoso incedere vichingo, poi di fila a seguire Friends, Celebration Day, Since I’ve Been Loving You, Out On The Tiles e le acustiche suggestioni del lato b. Un nuovo capitolo dell’infallibile Dirigibile è servito
Ah-ah-ahhh-ah! Ah-ah-ahhh-ah!
We come from the land of the ice and snow,
From the midnight sun where the hot springs blow.
Hammer of the Gods will drive our ships
To new lands to fight the horde
Singing and crying: “Valhalla I am coming.”

di Gianluca Crugnola

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