Monster

Un filo emotivo lega Seattle e Athens, le vie brulicanti di creatività nella città del nordovest e gli spazi agricoli della Georgia del profondo Sud, il nodo, la congiunzione sta nelle corde della chitarra di Peter Buck, membro fondatore dei R.e.m. Buck entra in contatto con il SeattleSound quando sposa Stephanie Dorgan, proprietaria del The Crocrodile Cafe, music club nel quartiere di Beltown e scenario mitologico di alcuni dei live più significativi in città. Appuntamento fisso per i Seattleite che vivono intensamente la passionale esposizione della scena musicale all’ombra del Mount- Rainier. Buck interagisce con la realtà Punk cittadina assorbendo una diversa percezione compositiva che porta la sua arte verso linee sofferte, distorte e potenti come mai in carriera. Da questo punto d’incontro e partenza nasce l’esperimento sonoro più surreale e mostruosamente geniale dei R.e.m. che uniscono il loro approccio intellettuale alla rabbia istintiva delle band di Seattle mantenendo la propria identità. Michael Stipe e compagni mettono a nudo angoscie e timori generazionali con l’intelligenza che contraddistingue la loro produzione lontana dal mainstream. Monster, nono album per i quattro all’apice, il mostro è proprio la fama, la pressione che accompagna l’improvvisa popolarità, la mancanza di privacy nelle vite di fragili ragazzi disadattati e trasformati dall’industria del business in divinità, Kurt Cobain, vittima di questa difficoltà nell’accettare un ruolo non suo, voce di una rivolta culturale; Let Me In è la frustrazione in musica, catarsi, un colloquio telefonico tra Kurt e Michael sui progetti futuri che per il biondo leader dei Nirvana s’interrompono bruscamente solo pochi mesi prima. L’intero album è un tributo alla perdita, un monumento al coraggio, dedicato interamente all’attore – musicista River Phoenix (Stand By Me, ricordo di un’estate, Belli e dannati, Mosquito Coast tra le pellicole più famose) stroncato da un’overdose di speedball solo un’anno prima. River amico di Stipe, primogenito di una coppia di hippie nonché fratello di Joaquin, Rain, Liberty e Summer anch’essi attori, entra dalla porta principale nell’Olimpo dei maledetti dopo una vita davvero fuori dal comune, segnata da abusi e dipendenze precoci. Alla realizzazione del disco partecipano Thurston Moore (Sonic Youth) la stessa Rain Phoenix e la Fender Mustang di Cobain utilizzata dal bassista Mike Mills in fase registrazione della dedica Let me in, su precisa richiesta della vedova Cobain. Monster viene inciso ad Atlanta in presa diretta per dar seguito alla volontà di arrivare al pubblico più graffianti, sporchi, il suono live rende incredibilmente rumorose tutte le tracce, il dolore esorcizzato dai R.e.m. come solo loro sanno fare. Monster e la scomparsa di Kurt Cobain incrociando destini e redenzione rappresentano l’autentico spartiacque del decennio.

di Gianluca Crugnola

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Un pensiero riguardo “Monster

  1. grande band, gran disco: e poi si sono sciolti con classe

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