Blind Melon

Blind Melon, eponimo debutto della band di Los Angeles, un lavoro spesso trascurato e lentamente dimenticato ma fondamentale per comprendere la musica lontano da Seattle nei primi anni ’90. Un lampo, Shannon Hoon e i Blind Melon nel disco d’esordio tanto bello quanto sottovalutato riescono a mescolare dolcezza e melodia, un delicato equilibrio tra Folk-Rock e Rock Psichedelico che lascia un solco nel decennio alternativo. La band si forma ufficialmente nel 1989 nella città californiana, località che da i natali al gruppo anche se le origini in realtà son ben lontane dalla West-Coast, lambiscono le sponde del Mississippi. Roger Stevens e Brad Smith provengono da lì e questo influenza il sound, lo spirito del debut-album.
Blind Melon è fresco, spensierato e ispirato, decisamente plasmato dalla voce di Hoon, anch’esso californiano d’adozione, cresciuto a Lafayette, Indiana, ascoltando i grandi cantautori americani fino alla decisione d’intraprendere con amici il viaggio per LA al pari del concittadino e amico Axl Rose. Le frequentazioni tra Shannon e la voce dei Guns portano Hoon negli studi di registrazione dove si stanno incidendo le tracce di Use Your Illusion. Shannon appare nei crediti come voce e cori di qualche pezzo ma la sua ambizione si materializza con la prima su lunga distanza della sua band. L’immagine di Shannon, i suoni acustici, psichedelici di diversi brani come No Rain, secondo singolo estratto e lascia passare per la celebrità, donano al disco e alla band un sapore volutamente hippie, una sensazione di pace assoluta e le immagini dell’artwork sono scelte in tal senso, infantili e dissacranti, come a volersi esibire goffi, sgraziati, un modo originale per mostrarsi autentici.

Il concept che scaturisce sembra in realtà contrapporsi, in contraddizione con la classica produzione di Rick Parashar, per intenderci lo stesso di Temple Of The Dog e Ten, manifesti rumorosi del periodo. I Blind Melon invece si fanno largo, ritagliandosi spazio nel mainstream con la proposta quasi anacronistica di pezzi influenzati dal Folk, dal Blues-Rock, brani acustici senza alcun effetto digitale, alcune ballad acide quasi vintage e l’unico tangibile punto d’incontro con la capitale del Grunge è la permanenza ai London Bridge Studios dove si svolgono le sessions e viene confezionato il capolavoro senza tempo dal suono Classico dei cinque Meloni ciechi. Due tracce nella tracklist immortalano perfettamente le atmosfere Blind Melon; Change, brillante ballata che manifesta potenzialità e qualità del gruppo e la successiva, già citata, No Rain, canzone icona del decennio, tela arrangiata dalla band per l’inconfondibile voce di Shannon Hoon, chiara, fulminea come la breve ma illuminata ascesa dei cinque all’Olimpo del Rock.

di Gianluca Crugnola

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