Wish You Were Here

Wish You Were Here, nono studio album dei Pink Floyd e’ rilasciato il 12 settembre 1975 attraverso l’etichetta Harvest Records in Europa e in seguito dalla Columbia Records in tutto il globo.

Gli Abbey Road Studios sfondo, ambientazione perfetta per materializzare la geniale intuizione della band che vuol continuare il viaggio nella psiche intrapreso con The Dark Side Of The Moon. Wish You Were Here nasce tra diversi problemi intenstini e con l’esterno. Il successo planetario del precedente lavoro crea diversi scompensi tra componenti, stampa e pubblico minando la stabilità della lineup originale (orfana ovviamente di Syd Barrett, al quale è idealmente dedicato l’album). Le lavorazioni del disco acuiscono e manifestano platealmente le frizioni tra Waters e Gilmour, cardini, pretendenti geniali alla leadership dei Floyd. Wish You Were Here sviluppa concetti alienanti come avidità, pazzia e fama attraverso alcuni dei brani più famosi e suonati dei Pink Floyd. Shine On You Crazy Diamond è spina dorsale, concept dell’opera; canzone composta in Tour dal gruppo pensando allo sprofondo psico-fisico intrapreso dal Diamante Pazzo, Syd Barrett, vittima di incomprese problematiche mentali ingigantite dal consumo smodato di allucinogeni. Lo studio viene avvolto dalla ingombrante presenza di Syd che fa capolino a sorpresa durante le incisioni del pezzo portante, capolavoro suddiviso, vista l’incredibile estensione complessiva, circa 26 min, in due blocchi a loro volta separati in parti, I-V in apertura e VI-IX in chiusura di WYWH. Il lato A viene completato dalle vibrazioni elettroniche di Welcome To The Machine, dove la Macchina è intesa come il sistema, l’industria musicale e tutto il circo che ne deriva, comprese le faticose pressioni del mainstream legate a fama e popolarità. Il lato B si apre con Have a Cigar, ottima tracce che avvicina alla monumentale title-track, Wish You Were Here appunto. Frutto della collaborazione dei due mostri sacri, croce e delizia del gruppo, Waters-Gilmour, WYWH amplifica e disegna suggestioni commoventi con la struggente melodia poggiata sul riff di Gilmour e illuminata dalle liriche imploranti, immortali; Did they get you to trade Your heroes For ghosts? Hot ashes for trees? Hot air for a cool breeze? Cold comfort for change? Did you exchange A walk on part in the War For a lead role in a cage? How I Wish, How I Wish You Were Here. WYWH è un disco di un fascino incredibile, un classico Progressive Rock che va oltre il genere, oltre ogni etichetta o definizione, un monolite sonoro concettualmente riguardante l’assenza, i rapporti personali e interpersonali a partire dalle immagini dell’artwork ad opera del fidato Thorgerson, un primo tassello che pone le basi del futuro sbarramento nei confronti della cinica visione al vertice del music business.

di Gianluca Crugnola

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