Apple

La romanzesca parabola di Landrew the Love Child e l’unico album dei Mother Love Bone

Siamo nel 1989 e la Polygram strappa il si dei MLB cercando di creare attorno a questa scelta molta attenzione e grandi aspettative volendo far di loro la risposta alternativa ai californiani Guns ‘N Roses griffati Geffen Records. Prima della firma con la major i cinque di Seattle pubblicano l’Ep d’esordio Shine con la loro etichetta Stardog e in seguito entrano in studio per mettere insieme i pezzi che vanno a comporre il loro LP di debutto. Un’anno e qualche settimana di live e lavorazioni intense spesso interrotte dalle continue ricadute di Andy che maschera con l’esuberanza una profonda fragilità, una reale insicurezza che lo porta a cercar conforto e rifugio nell’eroina, veleno tanto diffuso tra i musicisti Seattleite. Apple, titolo scelto per il debutto, è quasi pronto per la pubblicazione quando il destino decide che i sogni e le speranze di Wood debbano rimanere tali, Andy muore il diciannove marzo ’90 dopo tre giorni di coma dovuto ad un’overdose, il lutto è tremendo e il mondo musicale di Seattle si stringe attorno alla band che non regge il colpo e va in frantumi così come i loro propositi, Apple esce postumo, in ritardo rispetto ai programmi e diventa un cult per tutta la scena cittadina, come culto diventano storie e aneddoti riguardo le gesta di Andy e compagni. Questo un estratto dall’intervista rilasciata a Loon Friend da Chris Cornell nel 1992 riguardo il suo rapporto fraterno con Andy Wood. Ho passato un sacco di tempo con lui e ho cercato di capire il suo dolore in modo creativo. La maggior parte delle volte io non sapevo cosa Andy stesse usando. Mi sono offerto di farlo vivere con me, perché si era appena ritirato dalle cure. Stava andando a vivere sull’isola con i suoi genitori, dove è cresciuto. Ho pensato che sarebbe stato più difficile per lui. Ho passato tanto tempo guardandolo mentre lottava per non farsi, non per bere. Le cose dovevano andar molto diversamente nei programmi dei Mother Love Bone. Apple progettato per il rilascio lo stesso mese della morte di Wood, in primavera con tutt’intorno un enorme chiacchiericcio, un’attesa eccessiva, pressioni in parte dovute al successo di Shine, ma anche a causa o per merito dell’approccio assolutamente originale dei Mother Love Bone. Il gruppo che oltre alla voce di Wood, presenta i futuri membri dei Mookie Blaylock poi Pearl Jam, Jeff Ament al basso e Stone Gossard alla chitarra ritmica, il chitarrista solista Bruce Fairweather, già Green River e in seguito Love Battery, il batterista Greg Gilmore, ex 10 Minute Warning con Duff McKagan e collaboratore di Jack Endino e Steve Fisk, combina nel disco sprazzi di funk-metal a palesi omaggi bluesrock stampo Led Zeppelin, un istrionico carisma glam e l’aggressività dell’Hard-Rock che non scade allo stesso tempo nello squallido esempio Hair-Metal del periodo ma si prodiga in favore di qualcosa di più sentito, spirituale. Apple è storia, una triste storia d’amore e musica, dipendenze e fragilità che segna irrimediabilmente l’arte, le vite di tutta una comunità che ancora oggi ricorda i sogni, le grandi ambizioni dell’uomo dalle parole d’oro.

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