Speaking As A Child Of The 90s; 1995

Il giorno dell’addio al calcio di Van Basten potrebbe chiudere qui ogni disquisizione riguardo gli avvenimenti di quei mesi e questo nonostante la mia fede calcistica non contempli il rossonero come colore di riferimento calcistico, bensì il biancoceleste. Marco però, è Marco. Il Cigno di Utrecht è qualcosa di diverso, di speciale, uno che ami anche da avversario, uno che segna gol da copertina, acrobazie spettacolari che restano nella memoria come Polaroid, capolavori con la maglia del Milan ma anche con quella olandese. Una rete in particolare irrompe sul podio di noi ragazzini cresciuti a cavallo di due decenni: 25 giugno 1988, finale degli Europei a Monaco di Baviera, Olanda vs U.r.s.s. La nazionale arancione conduce 1 a 0 quando al 54′ uno spiovente viene intercettato al volo di destro da Van Basten che scaglia il pallone in porta, apparentemente senza senso, il tiro che scavalca Dasaev è bellezza, coordinazione, apoteosi. Il calcio nella forma più poetica del gesto, lo sport capace di emozionare. Il 1995 sono 365 giorni che passo sotto le armi, 2°Ska; sconto il mio obbligo di leva in quell’annata transitoria per la mia formazione, una stagione che offre tanti spunti interessanti soprattutto lontano dalla mia caserma. Sono giorni di ampliamenti sulla cartina politico-economica europea, l’Unione accoglie Austria, Finlandia e Svezia come nuovi membri salendo a 15 componenti ma deve far i conti con il sangue che continua a riversarsi nella ex Jugoslavia, la strage di Srebrenica per mano dell’esercito Serbo-Bosniaco agli ordini del generale Ratko Mladić è la più drammatica pagina continentale dalla fine della seconda guerra mondiale; circa 8mila musulmani vengono deportati e massacrati nel mese di luglio accelerando inevitabilmente la svolta nel conflitto che vede l’auspicata fine delle ostilità a metà dicembre, gli accordi formalizzati a Parigi danno vita ai nuovi stati indipendenti. Per una guerra civile che giunge alla conclusione in diverse altre regioni invece pericolose guerriglie divampano, dallo Sri Lanka alla Cecenia passando per Taiwan, non c’è mai veramente pace per i più deboli, innocenti costretti a vivere nel terrore da un mondo in continua sommossa, paesi e regimi in zone sempre più povere che guardano all’occidente, al sistema capitalista sempre più ricco e avido come modello per sollevarsi, per uscire dall’isolamento senza accorgersi di regalare all’aguzzino la possibilità di una nuova ondata coloniale partendo dal controllo di mercati e tecnologie sempre più dominanti nella società moderna. Il seme della globalizzazione inizia a germogliare e lo sfruttamento agricolo-industriale allontana sempre più marcatamente i vari ceti sociali mettendo in atto una terza rivoluzione industriale, nuovi super ricchi spolpano i popoli più arretrati per trarne profitto e beatamente godere di agi e privilegi. Di contro alle sciagure del sud del pianeta sempre più stremato ci sono le innumerevoli e notevoli innovazioni nel settore dell’informatica: esordisce il primo sistema operativo a larga diffusione marchiato Microsoft, il mitologico Windows 95, autentica trasformazione per il Personal Computer che spedisce la società di Bill Gates al vertice delle aziende di settore. La Sony dalla sua sfodera la prima versione di console PlayStation e nasce Yahoo ma la più rilevante e ahimé irreversibile novità arriva con l’antenato del file mp3; Mpeg Audio, il formato liquido che nella discografia piano piano arriva a sostituirsi ai supporti fisici e segna ufficialmente l’inizio dell’era digitale. Il consumismo stritola la persona, il singolo che perde valore sociale divendo numero, automa influenzato dalla pressione pubblicitaria e modelli precostituiti. Con tutta questa carne al fuoco il Belpaese fa la sua parte; sorge dalle ceneri dell’esecutivo berlusconiano il primo governo tecnico della storia repubblicana presieduto da Lamberto Dini.
Il music business dopo Kurt Cobain: siamo ai titoli di coda per l’illuminazione materializzata da Bruce Pavitt e Jon Poneman, la Subterranean Pop, fanzine poi etichetta discografica indipendente. La Sub Pop Records che per anni si è resa promotrice della scena Grunge sta perdendo tutte le band di punta e il suo fondatore, Pavitt infatti è intenzionato a lasciare la sua creatura per dedicarsi alla famiglia, una scelta che si posiziona storicamente al tramonto del SeattleSound come lo abbiamo conosciuto, lentamente sta ritornando l’oscurità mediatica sulla città di smeraldo, periferia dell’industria musicale che ha abbandonato la nave appena dopo la fine dei Nirvana, nonostante ci sia ancora vita nei suoi locali e alcune uscite siano li a dimostrarlo. L’eccessiva esposizione sta accelerando la conclusione di un ciclo che ha mietuto vittime e martirizzato idoli riuscendo ugualmente a sfornare nel breve poche ma estremamente significative perle. Produzioni che proseguono tra mille difformità e l’estrema difficoltà di continuare a specchiarsi con il fantasma di Cobain, una perdita che ha lacerato in profondità le anime inquiete di molti artisti, gonfiando la fatica di ritrovarsi soli, senza riferimenti. Il bisogno di socializzare incrementa la nascita di progetti paralleli terapeutici, tributi spontanei mentre Dave Grohl, reduce di Sound City prepara il ritorno sulle scene con il nuovo progetto Foo Fighters. Nel vecchio continente il Brit-pop si conferma gallina dalle uova d’oro per il Regno Unito; il clamoroso successo del secondo album degli Oasis trascina la marcia del Rock mainstream e in tal senso anche i Radiohead sfornano un convincente secondo lavoro, The Bends mentre negli States, lontano dal N.W. si affilano sonorità più tondeggianti in grado di rendere appetibili lavori di nicchia destinati a consacrare l’alternativa Pop. Alanis Morissette, No Doubt e il capolavoro di PJ Harvey, To Bring You My Love scalano le classifiche in buona compagnia di Rancid e Pennywise che raccolgono i frutti del buon momento per il Punk melodico. Dalle nostre parti la cornice Indie vive il suo momento di massimo splendore nel decennio, etichette come la Vox Pop (fondata tra gli altri da Manuel Agnelli) o la Mescal, che perde in quei mesi il fondatore Ligabue ma amplia la sua offerta underground, immettono sul mercato dischi di svolta; Germi, primo album interamente in lingua italiana per i milanesi Afterhours, Lungo i Bordi, secondo lavoro Art-Rock per i bolognesi Massimo Volume e l’esordio Acidi e basi dei Bluvertigo per citarne alcuni. Sanremo certifica invece l’esplosione di Gianluca Grignani che sfonda con il debutto Destinazione Paradiso assestandosi terzo nelle vendite dietro ai soli mostri sacri Zucchero (Spirito DiVino) e Pino Daniele (Non calpestare i fiori nel deserto).

di Gianluca Crugnola

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7 pensieri riguardo “Speaking As A Child Of The 90s; 1995

  1. Che ritorno al passato… una bomba!

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    1. Ti porto i complimenti di un mio follower che dopo aver letto questo tuo post è diventato anche tuo follower. 😘

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      1. Grazie, gentile. Ricambio la stima

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  2. 😍
    Complimenti per il tuo Blog è un tuffo negli anni migliori!

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    1. Grazie, mi fa molto piacere che si percepiscano le intenzioni

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