Wild Horses

Penso di non aver avuto più di 10/11 anni quando finalmente mi fu concesso di accedere alla mitologica e oscura camera dei vinili di mio zio, uno stanzone molto buio e freddo dove il più grande dei fratelli di mia madre conservava gelosamente la sua immensa collezione di dischi, un’assortimento incredibile di supporti analogici impilati su mensole e scaffali impolverati…Questo luogo magico era situato al primo piano della casa di mia nonna dove lo zio in questione si rifugiava per trovare pace e ispirazione nei periodi creativi, poeta e pittore oltre che evidente cultore di musica era per me fonte di profonda emulazione, una sorta di asceta, guru capace di iniziarmi alla grande musica….. Ricordo perfettamente l’ingresso nel tempio, la porta socchiusa e mio zio seduto a dipingere con una lucina molto fioca, sul perimetro le centinaia anzi migliaia di vinili (circa 2000) un vero e proprio muro del suono, due passi e le parole risolute che mi invitarono a dare un’occhiata, sbirciare quel mondo assolutamente immaginifico per la mia giovanissima età, prima di allora mai ero capitato di fronte a tanta suggestione, copertine colorate e fantasiose, nomi impronunciabili e altri già conosciuti, nello sfogliare con gli occhi quasi lucidi presi in mano un disco in particolare che mi lasciò molto incuriosito, lo zio vedendo la mia evidente attrazione per quello che stavo stringendo mi disse sottovoce di portarlo a casa e ascoltarlo attentamente se mi faceva piacere, il disco in questione era dei Rolling Stones, precisamente Sticky Fingers, la scelta non cadde casualmente sugli Stones ma fu dettata dalle seppur elementari conoscenze e soprattutto dalla debordante fama della band che rappresentava il Rock&Roll e tutti i suoi luccicanti richiami… Al tempo ascoltavo trasversalmente i vari generi musicali cercando la mia strada, poi arrivarono loro, Sticky Fingers, le sue tracce, la sua irriverente e scandalosa copertina capace di segnare la fine dell’innocenza intellettuale, il disco aprii un portale emotivo che mi portò a tuffarmi in quelle canzoni come mai era capitato con altre prima di allora, l’archivio privato dello zio si rivelò una svolta decisiva e la mia via tracciata, illuminata da infuocate pietre rotolanti trovò la direzione….

Dunque Sticky Fingers, l’ho mai riportato allo zio? No, anzi, per dirla tutta dopo qualche tempo non l’ho più trovato con grande dispiacere di mia madre e mio, una perdita pesante che ho comunque rimpiazzato dopo qualche anno con la ristampa in CD del lavoro, oggi posseggo anche il vinile del concerto in cui gli Stones nel 2015 suonarono per intero l’album a Los Angeles, per l’esattezza il Live At The Fonda Theatre …. Comprendere questo disco epocale significa affrontare una discesa negli inferi, navigando nell’oscurità delle dipendenze, delle debolezze umane, una richiesta d’aiuto per affrontare la rapida risalita verso la disintossicazione, approfondire la propria conoscenza fino alle radici della musica, Blues, Folk, fondere la propria anima con le tracce, i suoni, abbracciare il Rock partendo da Sticky Fingers, dagli Stones è come avvicinarsi al cattolicesimo dopo aver conosciuto il “Messia” di persona…. Parlo di questo, un poema in musica che canta l’inferno, il purgatorio e il paradiso solcati dalla band nel periodo di registrazioni dell’album, le sensazioni che le tracce lasciano trasparire sono molto profonde, drammatiche, c’è un filo conduttore che unisce le liriche, il concetto di dipendenza, l’eccesso disperato e la salvezza in fondo al tunnel … Sticky Fingers rappresenta un monolite di suoni e sentimenti, uno dei più importanti capolavori d’arte moderna pubblicato dalla band inglese nel lontano ’71, 10 canzoni che suonano vagamente Hard-Rock, realizzate in coalizione con diversi grandi musicisti e compositori, Nicky Hopkins, Ry Cooder, Marianne Faithfull e tanti altri ancora al servizio della clamorosa incisione, la cavalcata che risponde a tutte le esigenze, energia, dolcezza, rabbia, integrazione e tanta sensualità, i riff memorabili di Keith Richards (su tutti Brown Sugar e Can’t You Hear Me Knocking, tra i migliori di sempre degli Stones) i pazzeschi e animaleschi picchi vocali di Mick Jagger raccolti e miscelati sapientemente, grande maestria nei solchi che raccontano i primordiali suoni rock’n’roll e rythm’n’blues….. Come già accennato precedentemente non pensiate di trovare liriche contenenti buoni sentimenti, amori impossibili o altre patetiche svolte ottimistiche, qui il gioco si fa duro, tutto gira intorno alla droga, la prima traccia, la seconda e via discorrendo, Sister Morphine, tutto un riconducibile alla mancanza di fiducia nel mondo e suoi pilastri, solo ed esclusivamente auto-celebrazione nell’arte e stima nel proprio sconfinato talento….

Oltre a Richards e Jagger, Mick Taylor, Bill Wyman e l’inossidabile Charlie Watts, 5 leggende, 5 inestimabili maestri che in questo album si raccontano senza censure mettendo a nudo i vizi di una vita al massimo, 5 cavalli pazzi alla testa del carrozzone Rock&Roll…

Il disco venne pubblicato il 23 Aprile 1971 nel Regno Unito e successivamente negli Stati Uniti, precisamente il 1° Maggio dello stesso anno, la fine del rapporto con la Decca Records procurò non pochi grattacapi alle pietre rotolanti che si trovarono a divincolarsi per anni tra live e tribunali. Il lavoro ha nelle parti strumentali a fiato una delle più celebri particolarità ma la sua incredibile fama crebbe a dismisura dopo l’uscita anche per la famosissima copertina ad opera del re della Pop-Art Andy Warhol, artwork tra i più iconici di sempre, tanto rumore per lo scatto ritraente dei jeans in primo piano con tanto di rigonfiamento nelle parti intime, vietata e sostituita nella Spagna Franchista degli anni ’70 e in seguito modificata al momento dell’esordio in vinile nella Russia post-comunista…Per non farsi mancare nulla gli Stones registrarono sotto la supervisione di Jimmy Miller in diversi studi passando anche dai mitici Muscle Shoals Sound Studios in Alabama, una chicca…

Bisognerebbe trovare un momento sempre più di frequente per concederci a questa pietra miliare, lasciar fuori problemi e stress e spensierati unirsi a tutto volume alle note di pezzi immortali come Sway, Wild Horses la già citata Brown Sugar o planare sulle sonorità country-blues/rock di You Gotta Move dopo di che continuare il viaggio, magari poco sobri, con la tossica Sister Morphine, Bitch e la conclusiva Moonlight Mile… .Buon ascolto, possibilmente con giradischi, vinile e un buon calice di rosso ..

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