Crown Of Thorns

di Gianluca Crugnola

..”Talking to my Alter
Said, ‘Life is what you make it
And if you make it, death will rest your soul away… away… away’
Yeah, child….”

“Mira alla luna, anche se sbagli, atterrerai tra le stelle”…. Questo celebre aforisma del relatore Les Brown sintetizza perfettamente il pensiero fisso di Andy Wood, cantante, autore e martire della prima ora nella Seattle in cerca di ribalta e notorietà, una scena che cerca di emergere e svegliarsi dal torpore, una corsa all’oro per uscire dall’isolamento culturale e attirare talent scout e case discografiche…

Sul finire degli anni ’80 la ruota sembra aver finalmente deciso di fermarsi sulle sponde del Puget Sound, l’underground locale sta cercando un suo posto nella storia della musica e il fermento intorno ad etichette indipendenti e band autoctone sta rivalutando locali e studi di registrazione che operano da Olympia ad Aberdeen ma soprattutto nella città della pioggia che vive con i fari puntati di agenti e vari addetti ai lavori. Questo vivace via vai porta i suoi frutti e i figli più amati firmano importanti contratti iniziando a vendere dischi sul serio. I pionieri Soundgarden lasciano per primi la chioccia Sub Pop Records, label locale fondamentale per la diffusione del suono nella regione e tra le varie collaborazioni che nascono e muoiono dalla sera alla mattina, poche jam session o palchi condivisi in veloci tour percorsi con scassati furgoni riescono a veder la luce i Mother Love Bone, band Glam-Rock che nasce dalle ceneri dei Green River, la scintilla scocca quando Stone Gossard e Jeff Ament incontrano l’ambizione e il desiderio di successo di Andrew Wood, lo stesso loro miraggio di fare i musicisti come professione, Wood è il cantante e showman dei Malfunkshun fondati insieme al fratello Kevin Wood nei quali riesce a farsi notare per le sue stravaganze sul palco e la grande presenza scenica non comune in quella realtà di Punk- Rocker brutti, sporchi e cattivi.

La lineup dei MLB si stabilizza dopo alcune esibizioni e le prime registrazioni vedono l’ingresso di un terzo ex Green River Bruce Fairweather e l’avvicendamento alla batteria, fuori Regan Hagar (Malfunkshun) dentro l’ex 10 Minute Warning e Skin Yard Greg Gilmore. I primi demo portano alla pubblicazione di Shine, EP d’esordio con l’etichetta da loro gestita, la Stardog e la loro musica fuori dai canoni del periodo a Seattle viene notata ed apprezzata in poco tempo soprattutto grazie al magnetismo di Andy nei live che finisce sulla bocca di vari discografici che non tardano a farsi avanti, arrivano i primi contatti con le major che vogliono intrappolare il talento dei 5 prima che finiscano nel calderone Punk-Rock. La Polygram strappa il si dei MLB e cerca di creare attorno a questa scelta molta attenzione e grandi aspettative volendo far di loro la risposta alternativa ai californiani Guns N’ Roses firmati Geffen Records.

I MLB entrano in studio per mettere insieme i pezzi che vanno a comporre il loro LP di debutto, un’anno e mezzo di lavorazioni intense spesso interrotte dalle continue ricadute di Andy che maschera con l’esuberanza una profonda fragilità, una reale insicurezza che lo porta a cercar conforto e rifugio nell’eroina, veleno tanto diffuso tra i musicisti Seattleite..

Apple, titolo scelto per il debutto, è quasi pronto per la pubblicazione quando il destino decide che i sogni e le speranze di Wood debbano rimanere tali, Andy muore il 19 marzo 1990 dopo tre giorni di coma dovuto ad un’overdose, il lutto è tremendo e il mondo musicale di Seattle si stringe attorno alla band che non regge il colpo e va in frantumi così come i loro propositi, Apple esce postumo, in ritardo rispetto ai programmi e diventa un cult del SeattleSound come culto diventano storie e aneddoti riguardo le gesta di Andy e compagni…

Il 22 settembre 1992, a due anni dallo scioglimento dei MLB viene pubblicata l’opera omnia della band, l’omonimo doppio disco Mother Love Bone, una raccolta che contiene il riassunto discografico della loro seppur breve carriera, la miglior possibilità per conoscere e comprendere il talento di Andy Wood, frontman capace di avere l’assoluto controllo degli eventi sul palco, di calamitare su di se il pubblico e celare insicurezze e paranoie al punto da perdere il contatto con la realtà e le sue pesanti dipendenze, un clown che mascherava il disagio e il malessere trasformandosi in personaggi immaginari e folli, MLB è un documento che certifica le potenzialità del gruppo, le differenze con tutto ciò che passavano i locali nel periodo della loro nascita, un futuro roseo, da protagonisti nell’ambiente andato perso,per alcuni di loro, per altri il secondo treno fermo in stazione, pronto a partire, un treno chiamato Pearl Jam.

Mother Love Bone è l’antologia che contiene la genesi di una scena pronta ad invadere il pianeta, il suono unico e originale di tracce struggenti e potenti a metà tra Glam-Metal e Hard-Rock, la scintilla che si pensa possa trascinare Seattle nel mondo che conta e che invece dura il tempo di un lampo, un bagliore accecante raccontato da queste tracce riunite a documentare quello avrebbe potuto diventare il supergruppo di Gossard e soci. Nonostante l’inclinazione piaciona nei suoni e negli atteggiamenti la musica dei MLB riesce a trasformare un mondo nascosto, un sound proveniente dalla periferia, dal sottosuolo nel nuovo volto della ribellione, inni generazionali portati in scena dalla voce di “Landrew Love Child”, nome d’arte di Andy nei Malfunkshun, Re e pioniere in quella terra promessa, uomo dalle parole d’oro con tanto di mantello ma anche il pesante e lancinante fardello di una corona di spine…

Tra i pezzi fondamentali cito Stardog Champion, Stargazer, Man of Golden Works, Gentle Groove e ovviamente la colonna sonora del SeattleSound, Chloe Dancer/ Crown Of Thorns ….

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