Highway Tune

di Gianluca Crugnola

Il mistero stesso di tante scelte più o meno ponderate si cela dietro sfumature piccole, grandi che spesso prendiamo poco in considerazione, che sfuggono senza darci il tempo di comprenderle, quello che per molti può sembrare fondamentale per altri magari risulta superfluo, le novità ci fanno discutere se hanno un valore, se qualcosa viene smosso poco o tanto significa che hanno colpito l’immaginario, tante domande e alcune risposte che ci permettono di non passare indifferenti davanti a ciò che ci si presenta nella quotidianità dei gesti o nelle nobili azioni ma ancor di più nell’arte e in special modo la più rumorosa delle arti, il Rock&Roll…. E’ un gravoso e complicato impegno cercar di descrivere le sensazioni legate al lavoro di ragazzini che buttano la loro passione oltre l’ostacolo, oltre le incomprensioni e i luoghi comuni, una dedizione che prova a farci rivivere la magia e la purezza del sound Hard-Rock anni ’70.

I Greta Van Fleet composti dai fratelli Kiszka, Joshua voce, Jacob chitarra, Samuel J. basso e completati da Daniel Wagner alla batteria si affidano alle tradizioni nonostante la giovanissima età, band a conduzione famigliare come per tante altre dinastie prima di loro, il Rock ci rammenda storie e leggende ispirate da relazioni parentali come nel caso The Allman Brothers Band, Van Zant nei Lynyrd Skynyrd, i teppistelli Young al comando degli AC/DC o i rissosi Gallagher ideatori, leader e sicari degli Oasis, anche i CCR per un breve periodo con i fratelli John e Tom Fogerty insieme, poi ancora altri possibili esempi di inizi e carriere pianificate tra le mura domestiche. Il quartetto sbarazzino del Michigan ripropone questa formula uscendo dal garage sotto casa e riportando al presente sonorità ormai sopite, quasi dimenticate, riproponendo qualcosa di già sentito ma assolutamente fresco e pieno di talento che non può lasciare disinteressati. Dopo un primo discreto tentativo con l’EP Black Smoke Rising pubblicato nei primi mesi del 2017 i Greta si fanno conoscere e apprezzare con l’esplosivo e sorprendente From The Fires, uscito a novembre dello stesso anno, EP di otto tracce più vicino ad un vero e proprio album che a un maxi-singolo, una bomba deflagrante che sconquassa la scena e mette in grande imbarazzo i santoni del ” il rock è morto” e altre scemenze del genere, ravviva la speranza mai sotterrata di una resurrezione musicale, di una rinascita capace di mettere in scena le ambientazioni psichedeliche e Glam dominanti la discografia a cavallo tra i ’60 e i ’70, ribelli e sfacciatamente divertiti i ragazzi di Frankenmuth, cittadina di qualche migliaio di anime a nord di Detroit, incarnano i nuovi eroi del Rock bruciando le tappe e rischiando di ardere troppo velocemente, un percorso obbligato vista l’urgenza e popolarità della loro ascesa, una scalata che personalmente condivido e comprendo ritrovando nel disco grinta, mestiere e tanta classe..

From The Fires è di grande impatto, sorprendente, intenso e la nostalgia per quella che fu l’epoca d’oro di questo genere lascia spazio alla gioia per il roseo futuro, Safari Song, Black Smoke Rising suonano estremamente attuali senza sfigurare nel confronto con i mostri sacri che le ispirano e a cui si rifanno i giovani rocker, la forza compositiva dei Greta sta nella capacità di dare un’impronta personale a tutti i pezzi di questo disco che ricordano da vicino molti episodi del passato, per molti superati, per me no, suoni che riaffiorano in queste canzoni del tutto rivalutati e rinvigoriti dalla sferzante vivacità di Joshua e co… Spavaldi e innovativi riescono a farmi innamorare di questo lavoro in pochi ascolti, non voglio soffermarmi a giudicare le tante critiche che parlano di cover band allestita da ottimi musicisti che rilegge i fasti del passato senza metterci il cuore e le palle…Mi basta ciò che riescono a lasciarmi, il frastuono di questi pezzi spazza via da solo i dubbi, rimandando i preconcetti ai mittenti, cancellando i continui tentativi di far crollare i sogni di noi amanti di questa musica, i Greta rievocano tra le note tanti momenti di assoluta onnipotenza, una canzone dietro l’altra riescono ad abbagliarci come luci di automobili veloci, come la calda luce di falò che incendiano l’aria, opere nate per il viaggio, melodie dell’autostrada… Highway Tune

Con i piedi ben piantati per terra spero che questa bella storia di gioventù e strafottenza possa segnare il futuro della musica in modo costruttivo e senza cadere nella retorica immagino che la voglia di revival epico e storico sia stata soddisfatta risvegliandosi nel pieno fermento passato ma vivendo con ottimismo il presente grazie a questi terribili ragazzini americani….

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