Good Times, Bad Times

Led Zeppelin….Sopra ogni cosa, una questione di coerenza e onestà intellettuale… La band ha contribuito in modo radicale a reinventare il Rock, spedendo alcuni concetti in soffitta, una nuova e freschissima versione di musica popolare, esteticamente dura e rabbiosa, Hard, ma dal cuore e i richiami tristi e passionali, sperimentando con la semplice bravura dei quattro interpreti la possibilità di elevare il Folk e il Blues-Rock a vette inesplorate e impensabili prima di allora, un fantastico poker d’assi alla guida del Dirigibile capace di tracciare il percorso in progress dell’Hard-Rock degli anni a seguire

Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e The hammer of the gods John “Bonzo” Bonham, una perfetta unione d’intenti, macchina da guerra devastante e indivisibile, i Led Zeppelin hanno dimostrato come, oltre alla grande attitudine al lavoro di gruppo, l’amicizia possa davvero creare un ponte spirituale capace di superare le ambizioni e regalare l’immortalità artistica proprio per l’estrema riconoscenza e rispetto dimostrati nel tener fede alla parola fine pronunciata dopo la prematura scomparsa di Bonham

Communication Breakdown– Interruzione delle comunicazioni, fine del gioco, il gesto istintivo e fortemente sentito della band di sciogliersi, di abbandonare le scene come gruppo dopo la morte nel 1980 del batterista, una risoluzione per niente scontata ma definitiva…Dopo la dipartita del Dirigibile sono pochissime le occasioni per rivedere i restanti Zeppelin sul palco insieme, ci restano una serie di dischi seminali, sperimentali, in grado d’influenzare tantissime produzioni di musica contemporanea nonostante le continue accuse di plagi facilmente intuibili nella mole di lavoro portata in studio per riprendere il passato e rivisitarlo in chiave moderna e assolutamente inedita, sono proprio le novità e la freschezza nel sound a renderli unici e precursori …. L’idea primordiale degli Zeppelin è attingere a piene mani dai grandi classici, solcare il terreno più intimo della musica folk e lasciarla librare nel cielo come poesia da leggere e respirare storditi e confusi… Dazed And Confused

Il mito inizia a prender forma il 12 Gennaio 1969 con l’uscita dell’omonimo album d’esordio, i nuovi eroi del Rock&Roll si presentano al mondo con questo clamoroso biglietto da visita, un lavoro intriso di tanti generi ripresi e rivitalizzati, potente e sensuale, 9 pezzi entrati nel novero delle pietre miliari, un successo immediato e travolgente, l’evoluzione presente in questo disco e l’estrema gratitudine verso i grandi bluesman come Willie Dixon o Howlin’ Wolf rimandando alla grandezza delle composizioni, il suono energico marca lo stile futuro degli Zeppelin, un cocktail di melodia afroamericane rielaborate, incendiate e ripetute più volte…How Many More Times ….Il folk ammaliante della ballad Babe I’m Gonna Leave You segna la prima prova da fuoriclasse canoro di Plant, anche autore del brano, psichedeliche ambientazioni attraversano molte tracce di Led Zeppelin I (nome attribuito in seguito per distinguerlo dai successivi lavori, II,III e IV) intersecandosi con la dimensione più scura, nera del Rock, un’impronta voluta e ben definita che alimenta l’interesse per l’opera..Black Mountain Side … Your Time Is Gonna Come, premonizione che viene attesa, il gruppo britannico coglie l’attimo e salta sul treno vizioso e perverso delle rock band più in voga del momento trasformando i loro live in riti orgiastici, i loro trascorsi negli hotel con assatanate groupie in racconti mitologici o semplici leggende metropolitane ….I Can’t Quit You Baby. Il grande interesse intorno al debutto viene smosso anche dalla storica immagine scelta come artwork, significativa ed evocativa, la rielaborazione del disastro dello Zeppelin LZ 129 Hindenburg da l’idea precisa di cosa attendersi dalle canzoni incise, fuoco e devastazione, sesso e oscenità, ingredienti fondamentali nel suono della band e degli illustri predecessori, la tragica fine del gigantesco aeromobile tedesco immortalata nella foto dona l’eternità alla cover di Led Zeppelin I, copertina tra le più famose e discusse di sempre. C’è un filo esoterico che unisce le liriche di questo disco, una sorta di ricerca del divertimento sfrenato, eccitazione e disincanto, presenze immediatamente fruibili nell’opener che incede strabordante, efficace, esistenzialista, come in quasi tutta la produzione del quartetto inglese al centro di tutto c’è una donna, l’amore con tutte le sue sfaccettature, felicità a momenti, bei tempi e cattivi tempi…Good Times, Bad Times

Impossibile non possedere una copia di questo must, album di culto che ha illuminato diverse generazioni di rocker e non solo, la sensazione di onnipotenza, di grandiosità espressiva, sessuale, sociale rende Led Zeppelin I un trattato di libertà e amore suonato in quota, guardando il mondo dalla visuale di un Dirigibile. .

“In the days of my youth
I was told what it was to be a man
Now I’ve reached the age
I’ve tried to do all those things the best I can
No matter how I try
I find my way to do the same old jam

Good times, bad times…”

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