Disarm you with a smile

di Gianluca Crugnola

The killer in me is the killer in you
Send this smile over to you….”

Ogni genesi, ogni spontanea riproposizione culturale ha i sui inni, i suoi dischi di riferimento, le opere d’arte dalle quali attingere e con le quali raccontare al meglio i tempi, le angosce, soprattutto quelle adolescenziali…È proprio nel sapere popolare dei giovani che si crea il fermento, si percepiscono le difficoltà nel trovare un’identità sociale ben definita e ci si aggrappa l’un l’altro fidandosi della musica, comunicando attraverso le differenze espressive. …. La mia identificazione temporale è la famigerata e disincantata generazione X, la ricerca ossessiva di un posto nella storia specchiandosi negli anni’90, un esercizio che faccio spesso trovando pace solo ascoltando le canzoni figlie di un tempo passato, superato, che ha visto crescere la propria stereotipata posizione di sfiducia nelle tradizioni, nelle istituzioni politiche e famigliari.. “….Ah, here it comes, I know it’s someone I knew Teenage riot in a public station, gonna fight and Tear it up in a hyper nation for you…Now I see it….” scrivevano e cantavano i Sonic Youth sul finire degli anni ’80 proprio mentre dalle ceneri di quel decennio nasceva l’epoca più importante per la mia crescita intellettuale, l’indicatore delle mie aspettative, una collocazione agognata e difficilmente ripetibile, alle porte una ribellione nelle libertà artistiche, nei movimenti d’aggregazione, nelle esperienze personali spirituali e materiali, il mio bagaglio colmo di nozioni, emozioni, aumentava la sua capienza quotidianamente, un magazzino dove stoccare oltre ai ricordi e le immagini anche più concretamente i dischi, cassette, libri, etc..tangibili e memorabili oggetti apparentemente inanimati che oggi mi permettono di rivivere le scene, i flashback, istantanee capaci di regalarmi per qualche breve istante l’eterna giovinezza….

Siamese Dream è l’opera che definisce cosa davvero serve per viaggiare a ritroso nel tempo senza sentirsi a disagio, fuori luogo, il secondo lavoro pubblicato dagli Smashing Pumpkins è sicuramente una delle possibili risposte alla retorica domanda “Quali dischi salveresti dagli inferi per rallegrare le solitarie giornate post-apocalittiche se dovessi scegliere?. La pietra miliare del periodo è parte integrante e fondamentale della mia playlist, un album che assume oggi ancor maggiore valore generazionale, il suo impatto compositivo così come nel successivo Mellon Collie… riconduce esattamente alle sonorità anni ’90, al piglio malinconico e dimesso delle produzioni nineties …. Siamese Dream è un monolite di suoni distorti e lancinanti riff di chitarra, melodie vibranti sostenute dalla presenza di Jimmy Chamberlin alla batteria, probabilmente il progetto di squadra meglio riuscito alle “Zucche”, la sinfonia che si ottiene quando tutti gli elementi entrano al momento giusto, la prolificità creativa di Billy Corgan in simbiosi con James Iha, D’Arcy Wretzky oltre al già citato Chamberlin porta al concretizzarsi di questa perla alternative..Per meglio addentrarsi nelle melodie del disco si possono citare ad esempio Mayonaise e Soma, ballad tra le più belle e significative del genere, ruvide e pacate allo stesso modo, risultano come alcuni dei momenti più alti dell’intero album, tante influenze e riferimenti come sempre nella carriera dei Pumpkins che riescono a toccare tutte le corde viscerali con tracce di grande trasporto, magiche e sognanti, dure e raffinate come i singoli Cherub Rock o Today con il suo testo angosciato, essenziale e pragmatico ” .Today is the greatest Day I’ve ever known Can’t live for tomorrow, Tomorrow’s much too long I’ll burn my eyes out Before I get out…” Tutti i 13 brani che compongono la setlist risultano molto più diretti, immediati e punk rispetto al seguente concept-album Mellon Collie And The Infinite Sadness, Siamese Dream è concreto, compatto ed elegantemente impreziosito dal terzo singolo estratto, Disarm, il pezzo che rispecchia al meglio l’essenza della band di Chicago, che poi è la mia, la nostra, intensità, da subito cruda e coinvolgente, liriche controverse che parlano della travagliata infanzia di Corgan, un racconto di vita molto comune e riconducibile a tanti ragazzi in crescita nei ’90, situazioni spesso difficili e disagiate… Meravigliosamente vera, ammaliante, impossibile non soffermarsi ad ascoltarla fino allo sfinimento.. In definitiva sto descrivendo un monumentale lavoro alternative, un capitolo fondamentale per me, per un’intera stirpe di incauti ex-giovani, non posso trovare documento migliore per riallacciare il legame con quel passato mitico e utopistico, non lontanissimo sul calendario ma nei significati, nelle promesse disattese, le note del disco come una leggera e malinconica carezza che convoglia i sentimenti in un abbraccio colmo di significati e ricorsi, i testi stretti al petto si fanno poesie utili a combattere la noia, le psicosi quotidiane di adulti sotto pressione, lottare con il passare del tempo senza cadere nella rabbia, senza perdere il controllo, Siamese Dream riesce a disarmarti con il sorriso…..

Siamese Dream viene pubblicato il 27 luglio 1993 dalla Virgin Records, la produzione del lavoro che consacra gli Smashing Pumpkins è affidata a Butch Vig con la supervisione di Billy Corgan…Il sound che ne scaturisce e’ una perfetta fusione di generi, progressive rock, dream pop, heavy metal e alternative, un disco che nasce tra mille difficoltà e pressioni, non esattamente il clima più adatto per lavorare, per creare la chimica giusta, nonostante questo il successo è mondiale, le vendite assicurano un posto di rilievo tra le band più influenti degli anni ’90, di pari passo aumentano i riscontri positivi e la visibilità delle “Zucche”…. Siamese Dream è da considerare capolavoro indiscutibile, originale, profondo, una serie di canzoni che godono dello stato di grazia compositivo di Corgan che concretizza atmosfere luminose e coinvolgenti non tralasciando l’impeto dei tempi ma trasformando la forza irrequieta in maturità artistica… Chiunque dovrebbe possederne una copia …per legge….

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