Serve The Servants

 

Teenage angst has paid off well
now I’m bored and old
self-appointed judges judge
more than they have sold

Passiamo troppo tempo a domandarci come bisognerebbe vivere e ci dimentichiamo il senso, il perchè vivere..Affrontiamo difficoltà indicibili, le superiamo ma ci perdiamo le vere soddisfazioni, le piccole gioie, momenti fondamentali per condurre un’esistenza piena, senza rimpianti, procediamo distratti e tutto viene fagocitato dalla società in cui viviamo, cresciamo senza realmente poterci difendere, senza che si possa scegliere .. Filosofia, psicologia, più semplicemente una condizione per galleggiare, per creare l’humus che ci permette di non allontanarci dalla realtà, di non perdere il contatto con chi ci sta a cuore e dovrebbe rendere tale il senso tanto agognato. .

Un’uomo può voler la morte? Può cercar di rientrare nel ventre materno arrampicandosi dal cordone ombelicale? Tornare al periodo fetale? Le risposte ai quesiti sopra e molti altri ancora possono alloggiare nella vita di un individuo, di un’artista, nella sua opera di congedo dal mondo, nelle imprescindibili paranoie, le colpe, la continua ricerca del peccato originale, che triste e dimesso accampa scuse, convive con la debolezza che ci rende tutti vittime e carnefici dal momento in cui emettiamo il primo vagito, una corda stretta al collo che toglie l’aria e dalla quale non ci si libera facilmente.

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L’artista è Kurt Cobain, l’opera In Utero, terzo disco in studio dei Nirvana, le vite coinvolte, le emozioni forti quelle dell’intero pianeta, di tutti noi, di tutti quelli che c’erano, che non ci sono più ma hanno legato indissolubilmente le proprie coscienze alla breve e tormentata vita dell’angelo biondo di Aberdeen. ..

Ogni epoca ha il suo portavoce, il suo cantastorie, chi vive gli anni ’90 ha Kurt, l’antieroe, canta il malessere senza trovare difetti negli altri ma addossandosi infinite colpe, racconta la sfida alla solitudine, il convivere con amici immaginari, sentirsi diverso senza mezzi termini, questo lo rende estremamente vulnerabile e allo stesso tempo divino, la sua musica ti travolge come un fiume in piena, punkrock senza eccellenze ma uno stile compositivo unico, essenziale, diretto, dopo l’incredibile successo mondiale di Nevermind tutti aspettiamo con crescente trepidazione il seguito, un nuovo capitolo della saga, un cult da consumare e celebrare… Le prime avvisaglie di una possibile uscita si hanno attraverso rumors che riportano la notizia di nuova musica suonata ad un evento mondano, le conferme circolano sotto forma di titoli presunti o fantasticati, I Hate Myself and I Want to Die è uno di questi, vero o falso da l’idea dell’aria che si respira all’interno della band e soprattutto del momento delicato del frontman. .

Ufficialmente mi godo l’attesa, la vivo appieno, sono coinvolto direttamente, il precedente disco è stato un fulmine che ha colpito la nostra immaginazione ma tutto già confezionato e commercializzato, stavolta la partecipazione è attiva e viene soddisfatta dal passaggio in radio e TV del singolo Heart-Shaped Box, le ambientazioni, i versi e le motivazioni aumentano ulteriormente la curiosità per il nuovo album, che esce da li a poco . Ragazzi dimentichiamoci Nevermind nella custodia, altro sound, niente di neanche lontanamente vicino alla visione di Butch Vig , Steve Albini scelto dalla band per produrre In Utero riporta i Nirvana alle origini, un pugno nello stomaco, distorto, lancinante, da scoprire in più ascolti, molto vicino per sonorità a Bleach, non cambiano l’urgenza nei testi e la potenza emozionale ma il modo di suonarla e soprattutto si percepisce la paura di Kurt di rimanere intrappolato nel personaggio, le difficoltà nel convivere con la fama, i soldi, quest’album da l’idea di un Mea culpa per redimere il proprio tradimento verso i puri, un testamento, più verosimilmente un presagio che sa di commiato.                                                                                                                                            Cd in mano finalmente posso soddisfare l’attesa, non si parla d’altro tra gli amici più avvezzi alla musica, ” bello?? Mah , non saprei, dovrei ascoltarlo ancora…Nevermind altro pianeta eh ..troppo duro e poco orecchiabile questo” questi più o meno i commenti dei coetanei ascoltato In Utero, in effetti difficile collocare questi pezzi, personalmente lo trovo disperato e meraviglioso, zero fronzoli e tanto sporco, pregno di rabbia e argomentazioni forti, il riff di Rape Me diventa da subito un’ossessione e il legame con tutte le canzoni e il periodo storico diventa forte, cresce con il passare del tempo, penso di riuscire a darmi delle risposte dopo essermi posto domande fondamentali per un fan, forse siamo di fronte al vero capolavoro della band di Cobain e soci?L’album della maturità artistica? La svolta che porterà sonorità sempre più complesse tralasciando l’essenzialità punk? In realtà non ricevo alcuna risposta, In Utero è semplicemente l’ultimo …                                                                                                                                              La fine dei sogni, il congedo dall’innocenza, il passaggio dall’euforia alla tristezza è la distanza di pochi mesi da quell’uscita discografica, uno sparo e tutto finisce com’era iniziato, senza concrete risposte sul senso della vita e della morte, sul perchè un ragazzo di 27 anni debba voler non esser mai nato al punto da uccidersi e il suo male continui a farci compagnia con la sua musica …Kurt vive

Dedicato a Kalambay

La Geffen Records pubblica In Utero il 21 settembre 1993 nei formati CD e LP , 13 tracce tra cui una fantasma (Gallons  of Rubbing Alcohol Flow Through the Strip) solo per il mercato non americano, un lavoro che presenta tutta la forza ruvida della band nel basso di Krist Novoselic e la batteria di Dave Grohl a supporto dei testi ispirati di Cobain saggiamente registrati e prodotti da Albini, liriche che affrontano tematiche care ai giovani americani, alienazione, voglia di rivalsa come in Francis Farmer Will Have Her Revange On Seattle, amore come rimedio Heart-Shaped Box e morte come salvezza in Pennyroyal Tea, malinconia e rabbia, ira e sconforto che sfiorano le melodie di All Apologies, Dumb e Radio Friendly Unit Shifter, l’irruenza invece caratterizza Scentless Apprendice, Milk It e Very Ape, violenza primordiale in Tourette’s, breve ma intensa, l’opener Serve The Servants è il biglietto da visita del disco che trova un solo momento di giunzione con il precedente lavoro, Rape Me …                                              Il canto del cigno per la band di Aberdeen è il tentativo sfrontato ed estremo di arrivare a tutti senza scendere a compromessi senza dover per forza sentirsi servitori di nessuno….

I’m not like them
but I can pretend
The sun is gone
but I have a light
The day is done
but I have a light
I think I’m dumb
or maybe just happy
Think I’m just happy…” Dumb

“Quel ragazzo aveva un cuore” B.Dylan

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