Out Of Time

Vi è mai capitato di riavvolgere una musicassetta o audiocassetta che dir si voglia, infilare la bic nelle bobine per recuperare il nastro sputato fuori durante la riproduzione?? Se avete consumato abitualmente musica verso la fine degli anni ’80 la risposta è si; tante volte. Da ragazzino la pratica è quasi religiosa, un momento di catarsi, come premere play, ff o rewind. Il giradischi di casa è dedicato esclusivamente ai vinili di mia madre, quindi Battisti, Iglesias o Demi Roussos tra gli altri e le mie prime esperienze da ascoltatore indipendente, al di là delle sigle TV, della musica riflessa da cugini più grandi ed emancipati (Duran Duran, Kiss, Spandau Ballet,etc..) o del passaggio obbligato attraverso la settimana sanremese prendono forma utilizzando il mangianastri o magari il Walkman, cd zero, lettore cd, cos’è?? La giovanissima età mi impedisce di rifornirmi di cassette in modo autonomo e la mamma è il tramite per acquistare. Mia madre spesso mi asseconda e inizio a posare i mattoncini del mio piccolo patrimonio musicale, scuole medie o poco dopo, sono un’appassionato in erba e cerco il modo per aumentare la mia conoscenza e competenza in merito, passo del tempo guardando trasmissioni televisive di genere o ascoltando le frequenze di radio private che sono fonti del sapere musicale in quel periodo e da li attingo informazioni utili, cerco di immagazzinare nomi, canzoni e album che mi danno emozioni nuove, comincio a capire che la musica sarà parte fondamentale della mia esistenza. Accendo la mia fantasia colpito da emozioni assolutamente inedite, tante band, canzoni grandiose, poche però mi rapiscono totalmente, l’età rende l’apprendimento e i gusti molto volubili, prima di scoprire ed abbracciare il punkrock del NO americano, di seguire come devoto il Blasco nazionale sono i Rem ha fare breccia nelle mie preferenze, band indie americana arrivata alla notorietà con l’uscita di Out Of Time, questo è il titolo del lavoro che mi tira la prima sventola e mi colpisce maggiormente, lo spartiacque tra l’infanzia inconsapevole e l’adolescenza incosciente ma edotta, un compagno di classe mi da la dritta, i Network televisivi di genere fanno il resto, mando mia madre in missione e in poco tempo entro in possesso della cassetta, rivelazione assoluta.

2018-06-02 18.52.09

Out Of Time è un passaggio fondamentale, riesco finalmente a percepire la bellissima sensazione di aver colto qualcosa di nuovo da condividere, niente condizionamenti, non è roba per nostalgici, il disco è davvero grandioso e armonico, i ragazzi di Athens (Georgia) hanno davvero conquistato la mia attenzione in pochi ascolti, solo dopo scopro che per i Rem c’è un pre- Out Of Time e quel pre è fatto di dischi interessantissimi ma poco noti, pregni di quell’underground che sta per esplodere e lanciarli insieme all’alternative sulla luna. Questo lavoro li consegna al mainstream e alla consacrazione a livello mondiale, la firma con la major Warner Bros. ha portato i frutti sperati al secondo tentativo, poetico, orecchiabile, è qualcosa di nuovo davvero, la svolta per i Rem diventa la svolta per un genere e per me. Mi faccio coinvolgere al punto che la cassetta è l’unica copia di quel disco che posseggo, non ho mai comprato altri supporti di Out Of Time, solo ed esclusivamente quell’audiocassetta, rovinata, ascoltata e riavvolta tantissime volte, sono legato a questo reperto analogico nonostante mi risulti impossibile sentirla, per poter accedere ai pezzi utilizzo i moderni mezzi digitali ma solo per praticità e bisogno, il legame con la MC è profondo e non lo voglio spezzare, la riproduzione digitale è una sbandata fugace, utile a farmi da sottofondo mentre provo a scrivere la recensione sotto.

2018-06-02 18.46.59

Out Of Time ad oggi è il disco più venduto della carriera dei Rem ed il secondo inciso e pubblicato per la Warner Bros Records, esce il 12 marzo 1991 e svolta la carriera della band americana dopo gli anni da cavalieri dell’indie sotto la I.R.S Records, nel sottobosco musicale anni ’80 sono seminali e diventano gruppo di culto delle radio universitarie, costruendo la loro credibilità con dischi country/folk di ottima fattura anche se di scarsa popolarità, la firma con la WBR li catapulta tra i grandi, prima Green (1988) poi il travolgente successo di OOT, lavoro complesso, malinconico come mai prima nelle loro uscite, viene prodotto da Scott Litt insieme alla band e spedisce i Rem nella stratosfera. Ravvolgo il nastro (metaforicamente) rimetto le emozioni da amarcord in stand-by e provo a raccontare con la stessa passione dell’epoca l’opera che ha portato i Rem fuori dai campus e dalle college radio. Play. L’apertura è affidata a Radio Song, funk, hip hop e fusion sapientemente dosati e sorretti dal muro di suoni d’archi e organo, viene pubblicato anche come singolo e ci introduce alla super hit del disco, la canzone più famosa e trasmessa in FM della band di Athens, Losing My Religion, singolo che lancia l’album e la band ai primi posti delle classifiche di vendita, niente di spirituale, nonostante il titolo, nella composizione del chitarrista Peter Buck, il testo ci parla della perdita della ragione e diventa un tormentone clamoroso in loop sulle stazioni radio di tutto il pianeta, le sonorità si rifanno al folk esistenziale caro a Stipe e soci, il riff portante è eseguito con un mandolino che rende ritmo e melodia estremamente orecchiabili, pop, Low rallenta vertiginosamente, ballad intensa ed efficace, una sezione d’archi e un’organo Hammond sono protagonisti e accompagnano i vocalizzi di Michael Stipe nella traccia più cupa del disco. Arriva in corsa Near Wild Heaven, allegra, un’esplosione di colore intrisa di buonumore e cantata dal bassista Mike Mills seguito da cori che si rifanno chiaramente ai Beach Boys, il clima spensierato di questo pezzo si trova anche nelle due tracce che seguono, Endgame, (strumentale) che chiude il lato A della mia MC (Time side) e Shiny Happy People che apre il B (Memory side) , il colpo di fulmine per i Rem scocca davanti alla TV grazie al videoclip di questa canzone folk-rock scatenata, interessante apporto vocale di Kate Pierson (B-52’s) che duetta con Stipe e da un tono celeste alla seconda hit del lavoro, scollinata la metà di OOT troviamo Belong, spirituale, testo recitato che sfocia in un ritornello corale, Half a World Away ci riconsegna i Rem semi-acustici degli esordi, ballata country farcita di archi , mandolino e clavicembalo, bella ma un pò troppo morbida, avrebbe meritato una verve maggiore simile a quella che percepiamo in Texarkana, interpretata da Mills su magistrale esecuzione chitarristica di Buck, perla che impreziosisce il lato B con le sue sonorità desertiche da viaggio on the road e fa da preludio alla successiva Country Feedback, Buck graffia per tutti i 4.07 minuti del pezzo con il feedback innescato praticamente sempre, pezzo memorabile, Stipe riesce a superarsi incidendo un vocale eccezionale, il tutto confeziona un classico Rem tra i più amati, il congedo è un nuovo duetto tra Stipe e la Pierson, Me in Honey, positiva nelle liriche che ci raccontano le emozioni di un uomo che sta per diventare padre, il frontman saluta tutti lasciandoci un finale di acuti. Stop

Out Of Time a conti fatti è un grande lavoro, i quattro collaborano attivamente mettendosi a disposizione della causa, il risultato è un album immediato in certi pezzi, ricercato e introspettivo in altri, sicuramente diverso anche per l’inusuale utilizzo di archi, violini e fiati che rendono il tutto molto piacevole e armonico celando la malinconia velata di alcuni testi, la novità rispetto al resto della produzione Rem è data dal tentativo di Michael Stipe di mettersi in secondo piano come vocalist, decentrando la leadership, c’è spazio per Mills, per duetti e cori. Dopo una lunga e minuziosa lavorazione i Rem targati WBR pubblicano un disco “Fuori dal tempo” in tutti i sensi e va bene cosi

di Gianluca Crugnola

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Un pensiero riguardo “Out Of Time

  1. L’ha ripubblicato su suoni tribalie ha commentato:

    30 Years Of Out Of Time

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